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18 agosto 2018

Diari lastrigiani Dicevamo dei circoli...     Ieri e oggi anche a Lastra a Signa

Le A.C.L.I. dal 1948 al '57


Dopo l'attentato al segretario nazionale del PCI, di quel 14 luglio 1948, le Acli subiscono uno scossone politico perché la Cgil indice uno sciopero contro il Governo democristiano, addossando sull'esecutivo la responsabilità morale dell'accaduto.

Il 16 luglio 1948 i cattolici delle Acli revocano lo sciopero e rompono l'unità sindacale esautorando la corrente sindacale cristiana presente nella Cgil unitaria.

Il 22 luglio 1948, a Roma, il consiglio nazionale delle Acli si riunisce alla presenza degli undici membri della corrente sindacale cristiana esprimendosi in maniera decisa contro lo sciopero.

Il 26 luglio questi 11 vengono espulsi dal sindacato; la motivazione fu che “i democristiani” si erano messi fuori dalla Cgil.

Di conseguenza i rappresentanti sindacali cattolici decidono il 15 settembre 1945, in occasione di un congresso straordinario delle Acli, di dar vita alla “Libera Cgil”, un nuovo sindacato basato sui principi dell'indipendenza dai partiti politici e della interconfessionalità religiosa (la mozione per un “sindacato libero e autonomo” vince a larghissima maggioranza: 540.000 voti contro i 40.000 della mozione proponente un “sindacato cristiano” ed i 1.000 voti di quella che sosteneva un “sindacato federativo”).

Il nuovo sindacato è formato per la maggior parte dal gruppo dirigente delle Acli e della Democrazia Cristiana.

Le Acli, dopo queste scelte, modificano il loro statuto e si autodefiniscono “movimento sociale dei lavoratori cristiani”.

Vista la nuova situazione fu valutato lo scioglimento delle Acli ma per iniziativa e pressione di Giovan Battista
Montini, futuro Papa Paolo VI, l'associazione continuò nel lavoro a difesa degli interessi del mondo dei lavoratori quale «corpo rappresentativo di tutti i lavoratori cristiani,  guida e orientamento per la loro promozione».

I congressisti confermano Ferdinando Storchi alla presidenza ed il loro intervento in campo sindacale è limitato ad un contributo di «espe- rienza  e di studio alle nuove libere organizzazioni sindacali».

Visto il mutare del loro ruolo nel mondo del lavoro, le Acli si trovano ad affrontare un periodo di assestamento.

Al terzo Congresso nazionale Acli, che si tiene in Roma dal 3 al 5 novembre 1950, il presidente Storchi può, con orgoglio, presentare un movimento in netta crescita in ogni sua attività.

Il programma sociale si basa su «una società cristianamente fondata sul lavoro» da realizzarsi sia con 
una azione diretta del movimento, tramite la sua attiva presenza come istituzione nella società, sia in modo indiretto, dai singoli aclisti che si impegnano ad agire all'interno delle strutture sociali e politiche in cui sono inseriti (sindacato, partito, amministrazioni, ecc.) sostenendo le tesi delle Acli e gli interessi specifici dei lavoratori.

È un programma importante e legato ai tempi: siamo negli anni ‘50 e la parabola politica di De Gasperi si consuma, si è alla ricerca di nuovi equilibri politici e si accentuano gli squilibri economici e sociali.

Le Acli reagiscono ripensando i modi della loro presenza nel movimento operaio e, oltre allo sviluppo della propria struttura organizzativa, si propongono di dar vita ad una serie di incontri e di convegni di studio.

Il 16 novembre 1951 viene costituito l'Enaip (Ente Nazionale Acli per l'istruzione professionale) quale organismo specificamente rivolto all'istruzione professionale dei lavoratori.

In uno di questi incontri di studio, che si tiene a Perugia dall'1 al 5 agosto 1952, Dino Pennazzato, vice presidente, sottolinea come la complessità della molteplicità delle forme in cui il movimento operaio si esplicita – mutualismo, sindacalismo, cooperativismo, formazione politica, formazione culturale, ecc. – debba essere ricondotta ad un'unica tensione: l'espansione e l'elevazione della classe operaia.

Le Acli, afferma Pennazzato, operano in ogni singolo settore afferente gli interessi della classe operaia, in una visione però che riconduce ogni approccio parziale all'unità di quella società cristiana che si fonda sul valore del lavoro, come era stato affermato nel terzo Congresso nazionale.

Per questo le Acli si inseriscono perfettamente in un mondo del lavoro caratterizzato dal dinamismo e dalla diversificazione degli interessi e delle necessità, oltre che delle situazioni.

Le Acli hanno infatti assunto da tempo una struttura ispirata ad una visione della società che anticipa nel tempo questa trasformazione.

Gli anni cinquanta sono importanti per la classe dei lavoratori che vive il nascere e lo svilupparsi di una forte contrapposizione con i datori di lavoro.

Il quarto Congresso nazionale Acli si tiene a Napoli, dall'1 al 3 novembre 1953. Il bilancio delle attività acliste è lusinghiero ed è agevolato da una forte presenza di parlamentari aclisti eletti nelle file della DC.

Ciò lascia ben sperare per la realizzazione del tema scelto per il Congresso, che è: rispondere alle attese della classe lavoratrice.

L'auspicio è la «trasformazione di tutto il movimento in scuola di formazione».

Nel 1955 le Acli compiono 10 anni e il decennale viene celebrato il primo maggio, connotando così la festa socialista del lavoro anche in 
senso cristiano, come testimonia l'udienza accordata da Pio XII ed il suo "forte" discorso.

L'intento delle Acli, apertamente dichiarato, è però di unire, non dividere, restando fedeli ai propri princìpi che Dino Pennazzato riassume nelle tre fedeltà che tuttora ispirano le Acli:
Fedeltà alla classe lavoratrice; Fedeltà alla democrazia; Fedeltà alla Chiesa.

L'affermazione delle tre fedeltà permette di sostenere nel quinto Congresso nazionale Acli (Bologna, 4/6  novembre 1955) che le Acli sono un gran movimento cristiano, guida della classe lavoratrice e quindi si possono porre come forza sociale alternativa al mito marxista.

Le Acli iniziano ora ad esprimere quella vocazione egemonica sull'intero movimento operaio, che giungerà a maturazione negli anni ‘60.

Questa tendenza nasce in concomitanza con la grave crisi che il PCI deve affrontare, nel 1956, di fronte all'insurrezione ungherese ed all'immediata repressione sovietica, e con l'emergere dei primi fermenti autonomisti del PSI.

Siamo in presenza dei primi segni di fallimento del mito marxista e ad una ricerca di nuove vie per il socialismo.

Le Acli intuiscono la necessità di inserirsi in questo processo e riflettono sull'opportunità di una partecipazione esterna, come volle indicare Pio XII, oppure diretta, nella corresponsabilità e nello sviluppo dello Stato democratico.




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