Data inserimento o ultima modifica:
18 agosto 2018

Diari lastrigiani Dicevamo dei circoli...     Ieri e oggi anche a Lastra a Signa

Alcuni riferimenti storici


Senza la pretesa, anche in questo caso, di essere completi ed esaustivi in un racconto delle vicissitudini e delle motivazioni storiche che nel nostro Paese hanno portato alla nascita dei circoli e dei tanti movimenti circolistici, riteniamo utile e interessante provare a dare in questo nostro lavoro un inquadramento storico nazionale per capire meglio come siamo arrivati all'oggi.

Lo abbiamo fatto partendo innanzitutto da ciò che le varie associazioni dicono di sé, e avvalendoci di lavori già fatti, cercando di intersecare e mettere in un unico corso le varie storie.

Per tutto il periodo che arriva fino alla seconda guerra mondiale e per la sto- ria dell'Arci ci siamo rifatti a quanto scritto su www.arci.it, per l'Endas abbiamo tratto dal loro sito ufficiale www.endas.it, così come per il Mcl su www.mcl.it.

Per la storia delle Acli abbiamo fatto largo riferimento ad un ottimo studio ad opera di Mariangela Maraviglia la cui sintesi l'abbiamo reperita su www.aclilombardia.it.

La vita dei circoli si muove di pari passo con i mutamenti storici, sociali ed economici degli ultimi cent'anni.

Quindi, andando alle origini, alle radici di questa storia possiamo trovare nuovi spunti di riflessione e andare più a fondo anche del significato e della funzione che i circoli possono avere oggi e domani.

Alla fine del 1800 l'ampliamento dei mercati e della domanda, insieme al progresso scientifico e tecnologico danno nuovo impulso al capitalismo industriale, si determinano così un aumento della base produttiva e presupposti di sviluppo in ogni attività. A Lastra a Signa nascono le prime fabbriche legate alla produzione della paglia e si espandono settori come quelli della ceramica, del tessile e manifatturiero.

L'avvio dell'industrializzazione nel nostro Paese determina la nascita di numerosi nuclei aggregati formati anche da quel proletariato che fino ad allora era rimasto escluso da ogni tipo di organizzazione:
ai punti di riferimento di vario tipo di ispirazione cattolica come le comunità e le attività parrocchiali, con i quali le persone avevano modo di incontrarsi e vivere insieme, si aggiunsero nuove realtà come le Società di Mutuo Soccorso, che si costituirono per essere strumento di solidarietà fra i lavoratori fornendo garanzie e assistenza, basandosi su principi quali la mutualità, la giustizia e la libertà, portando alla creazione di luoghi di ritrovo, di cultura, di istruzione e di formazione politica.

Nei primi vent'anni del 1900 il movimento associativo si sviluppa e si diversifica con la costituzione di circoli ricreativi, culturali e sportivi.

Nascono in questo periodo, in particolare in Toscana, le Case del popolo, nuove forme di sodalizio fra lavoratori che riunificano i diversi ruoli svolti dalle SMS; sedi destinate non solo all'organizzazione politica, ma anche luoghi di ricreazione dove i lavoratori possano trascorrere le loro domeniche e le ore libere dal lavoro.

L'avvento del fascismo è contrassegnato da una vasta azione che mira a distruggere tutti i movimenti di libero associazionismo e alla loro progressiva integrazione nel sistema fascista.

Il nuovo regime, prima di abrogare tutte le libertà individuali, toglie alle organizzazioni dei lavoratori le loro sedi politiche, sindacali e associative.

Il fascismo, nonostante si trovi di fronte ad una tenace resistenza, riesce a far chiudere o trasformare in “Case del Fascio” quasi tutte le sedi dell'associazionismo.

L'accusa di svolgere attività sovversive, la connivenza e l'intervento degli apparati dello Stato facilita l'espulsione dei lavoratori dalle sedi delle quali sono legittimi proprietari e porta, nel 1924 ad un Decreto Legge per lo scioglimento delle Sms e di associazioni di questo tipo.

Il colpo decisivo con cui la gerarchia fascista riesce a troncare ogni resistenza viene portato nel 1926 con le Leggi Speciali e la costituzione dell'Opera Nazionale Dopolavoro, organo questo predisposto ad assorbire nella struttura fascista tutte le forme di associazionismo.

Con la liberazione dell'Italia dal nazifascismo rinasce la possibilità per i cittadini di auto-organizzarsi in associazioni politiche, culturali, sportive, ricreative. In questo contesto vengono recuperate anche le esperienze effettuate dai lavoratori a partire da fine ottocento, compreso il recupero del patrimonio culturale e immobiliare legati a quella fase della storia nazionale, traumaticamente interrotta.

I cittadini, i lavoratori sono impegnati al restauro e alla ristrutturazione degli immobili usciti fatiscenti dall'incuria e dalla guerra.

La volontà di creare centri di vita democratica si esprime attraverso una grande mobilitazione che comporta sottoscrizioni e lavoro volontario, nonostante le cattive condizioni economiche.

Lo slancio entusiastico del dopoguerra non consente una sufficiente riflessione sui problemi legali, come quelli della regolarizzazione delle proprietà delle sedi sociali riconsegnate dai Comitati di Liberazione;
non si considera che, con la caduta del fascismo, i beni immobili del regime e delle associazioni, in quel periodo create, sono passati allo Stato.

Ciò produce una situazione di incertezza del diritto che consentirà allo Stato, ai suoi organi di polizia e al Governo di avviare una azione multiforme contro il movimento associativo.

Già dal febbraio del 1945 l'Intendenza di Finanza comincia a reclamare come propri molti locali consegnati all'associazionismo, riesce a sfrattare o a chiedere affitti consistenti alle forze sociali che vi sono insediate.

Non sono molti i circoli che riescono ad anticipare l'azione di rivalsa dello Stato chiedendo al Tribunale la convocazione dell'Assemblea dei soci per procedere all'annullamento della “donazione” forzata fatta a suo tempo dal fascismo.

Sempre nel ‘45, nella seconda metà dell'anno, attraverso decreti, era stato deciso il futuro assetto di due importanti organizzazioni; l'OND (l'Opera Nazionale Dopolavoro, creata in periodo fascista) era stata denominata Enal sotto la direzione di un Commissario di nomina governativa, il Coni era passato dalle dipendenze del Partito Nazionale Fascista a quella del Consiglio dei Ministri, senza modifiche alla legge istitutiva del 1942.

Nella seconda metà degli anni ‘40 si consuma la rottura, a livello governativo, dell'unità antifascista, che produrrà conseguenze a cascata in tutte le organizzazioni unitarie.

Sono le prime conseguenze della guerra fredda e della divisione del mondo in blocchi.

È in questo contesto che anche il movimento associazionistico nel suo complesso vedrà prendere percorsi diversi e distinti.

Parte di questo movimento, soprattutto di sinistra, propende per  conservare l'unitarietà del movimento circolistico nell'Enal, ma la strada ormai intrapresa vide iniziative che per varie ragioni portano prima i cattolici, poi i repubblicani, a costituire proprie organizzazioni del tempo libero: nacquero le Acli e l'Endas, alle quali vengono riconosciuti tutti i benefici di legge e concessa l'utilizzazione di impianti e attrezzature appartenenti all'Enal e al Commissariato della gioventù.




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