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18 agosto 2018

Diari lastrigiani Dicevamo dei circoli...     Ieri e oggi anche a Lastra a Signa

Le A.C.L.I. fino a luglio '48


Le Acli, Associazioni cristiane lavoratori italiani, sono un'associazione di laici cristiani che, attraverso una rete di circoli, servizi, imprese, progetti ed associazioni specifiche, contribuisce da più di 60 anni a tessere i legami della società, favorendo forme di partecipazione e di democrazia.

Giuridicamente, oggi, le Acli si presentano come una “associazione di promozione sociale”: un sistema  diffuso e organizzato sul territorio che promuove il lavoro e i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in condizione di emarginazione o a rischio di esclusione sociale.

Come soggetto autorevole della società civile organizzata, le Acli sono protagoniste nel mondo del cosiddetto “terzo settore”: il volontariato, il non profit, l'impresa sociale.

L'Associazione conta oggi (2007) in Italia oltre 980.000 iscritti e 8000 strutture territoriali, tra cui 4000 circoli,105 sedi provinciali e 21 regionali.

Gli utenti raggiunti dai diversi servizi sono ogni anno circa 3 milioni e mezzo.

Promotore delle Acli fù Achille Grandi (Como 1883 - Desio 1946), mosso dall'istanza di salvaguardare l'identità dei lavoratori cristiani, quindi il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale, all'interno del sindacato unitario.

Achille Grandi ne fu il primo presidente nazionale.

Alla formazione delle Acli concorse attivamente l'Azione cattolica (soprattutto attraverso alcuni dei suoi dirigenti, come Vittorio Veronese) e poi la Democrazia Cristiana e ne consegue un immediato dibattito interno (tra Acli, DC e sindacalisti cristiani) per la direzione della corrente sindacale all'interno del recentemente costituito sindacato unitario (la Cgil).

Le Acli prendono vita tra il 26 ed il 28 agosto 1944, nel convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma.

Si tratta di una data di nascita “ufficiale” in quanto la gestazione del movimento risale almeno alla firma del “Patto di unità sindacale” (il meglio noto come Patto di Roma), stipulato il 3 giugno del ‘44 fra le correnti, allora clandestine, cristiana, comunista e socialista, per costituire il Sindacato unitario, cioè la Confederazione generale dei lavoratori italiani (Cgil).

L'attività sindacale finisce con l'assorbire interamente Achille Grandi il quale, il 14 febbraio 1945, lascia la presidenza delle Acli (per dedicarsi interamente all'impegno nella Cgil unitaria) nelle mani di Ferdinando Storchi, di provenienza Azione Cattolica, che il 23 febbraio assume la guida del Movimento.

L'11 marzo 1945 la Santa Sede riconosce ufficialmente le Acli.

È opportuno anche ricordare che le Acli sorgono da un movimento sociale cattolico che risale all'800 e si sviluppa attraverso l'Opera dei Congressi (1874 - 1904), le Società di Mutuo Soccorso, i Sindacati italiani cristiani, fino alla Confederazione italiana dei lavoratori (1918 - 1925), si interrompe con il Fascismo e si ripropone poi, alla caduta della dittatura, sotto varie forme, tra cui, appunto, le Acli.

Alla fine del 1945 la struttura organizzativa delle Acli appare già costituita sia dal punto di vista della presenza sul territorio (circoli, comitati  provinciali, organi  centrali,  ecc.)  sia  dell'inserimento nella  realtà sociale (nuclei aziendali, movimenti specializzati come il settore giovanile e il settore femminile, gruppi di categoria che riuniscono i lavoratori secondo la qualificazione personale e quindi tendono ad interpretarne le specifiche esigenze).

Il circolo è, fin dall'inizio, il centro su cui convergono i lavoratori e le relative organizzazioni; il Comitato provinciale rappresenta tutti i lavoratori cristiani ed i loro interessi nell'ambito della provincia, il Consiglio nazionale è il vertice delle organizzazioni territoriali.

Per i cattolici dell'immediato dopoguerra la risposta “cristiana” ai problemi dei lavoratori è mediana tra capitalismo e socialismo ed alternativa ad entrambi, il che porterebbe ad escludere la mediazione dialettica.

La dottrina sociale cattolica si basa su tre presupposti di fondo: netto rifiuto del capitalismo e di qualsiasi forma di collettivismo; impegno nello Stato e nella società in funzione di un bene comune che si basa sulla convivenza delle classi sociali; unità politica dei cattolici.

La gerarchia ecclesiastica assegna alle Acli un “assistente ecclesiastico”: monsignor Civardi, riconoscendo però l'autonomia della struttura organizzativa del Movimento, che è libero di attuarla purché sia democratica.

«L'idea  delle Acli, non il nome, nacque nella mente e nel cuore di Achille Grandi insieme con l'idea dell'unità  sindacale e ne fu una conseguenza».

Con questa affermazione perentoria, monsignor Luigi Civardi, il primo assistente ecclesiastico delle Acli, che ha scritto, su Studi Sociali, nel 1964, nel primo ventennale, un saggio tra i più documentati sulla loro nascita, rievoca la genesi dell'associazione di lavoratori di ispirazione cattolica.

Alle origini delle Acli c'è dunque il Patto di Roma con il quale Giuseppe di Vittorio, in rappresentanza del Partito Comunista, Emilio Canevari, per conto del Partito Socialista e Achille Grandi, a nome della Democrazia Cristiana, diedero vita alla Cgil unitaria, dopo che per un ventennio i lavoratori erano stati inquadrati e mortificati nel mastodontico e subalterno sindacato di regime.

L'intesa era il frutto di una lunga trattativa, svoltasi, nei primi mesi del 1944, tra i rappresentanti dei partiti antifascisti di massa, nel corso della quale Achille Grandi, leader carismatico del sindacato cristiano del primo dopoguerra e Giulio Pastore, responsabile, su mandato di Alcide De Gasperi, della commissione sindacale della Democrazia Cristiana avevano avuto un attento e dialogante interlocutore nel socialista Bruno Buozzi, prima che fosse arrestato e fucilato dai Tedeschi.

La delegazione democratica-cristiana chiese ed ottenne che al protocollo del Patto di Roma fosse allegata una propria dichiarazione aggiuntiva, in cui, al punto cinque si affermava testualmente:
«L'esistenza del sindacato di diritto pubblico, con i suoi compiti specificamente sindacali non esclude naturalmente che i lavoratori si organizzino in associazioni  libere e private per scopi educativi, politici,  assistenziali  e ricreativi,  ed in altre  opere di carattere cooperativo e professionale».

Sono prefigurati in questa frase ruolo e compiti delle future Acli, persino nella declinazione al plurale del termine “associazioni”.

Il progetto che vi è sotteso, mira nell'immediato a fornire un supporto formativo ai lavoratori cristiani che s'iscriveranno al sindacato unitario, ma anche a garantire l'autonomia del sindacato, contrastando l'idea, allora quanto  mai forte  nel  Partito  Comunista, ma anche nella stessa Democrazia Cristiana, che il sindacato fosse una semplice “cinghia di trasmissione” dei partiti.

A tal fine Grandi cerca ed ottiene per il suo progetto il consenso dell'autorità ecclesiastica.

Tramite indispensabile è l'Azione Cattolica, allora priva di un presidente laico e diretta dal vescovo di Parma, mons. Evasio Colli, forzatamente assente da Roma, per la divisione dell'Italia in due, causata dalla perdurante occupazione tedesca del Centro-Nord, e, quindi, sostituito da mons. Giuseppe Borghino.

Achille Grandi trova un interlocutore e un sostenitore convinto in mons. Giovanni Battista Montini, allora Sostituto alla Segreteria di Stato, che ottiene un'udienza per lui e per Vittorino Veronese da parte di Pio XII, che aveva conoscenza personale, acquisita in Germania negli anni della sua nunziatura, dell'esperienza dei sindacati tedeschi interconfessionali, religiosamente neutri, ai quali i lavoratori cattolici potevano iscriversi con il supporto delle Arbeitervereine.

Costituì un avallo autorevole, anche se pubblicamente esso sarà espresso solo l'11 marzo dell'anno successivo, nel primo incontro delle Acli dell'Italia liberata, in cui esse furono dal Papa definite “cellule dell'apostolato cristiano moderno”.

Nei mesi di giugno-luglio, dunque, si tennero tre incontri finalizzati a rendere operativo il progetto di costituzione delle future Acli.

L'acronimo, che sciolto rinvia ad Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, nella scelta coraggiosa e innovativa dell'aggettivo cristiano, invece che cattolico e, soprattutto, del termine associazione declinato al plurale, è un'invenzione di Vittorino Veronese.

Nel corso di questi tre incontri, secondo la ricostruzione che ne ha fatto Giuseppe Pasini, nel suo apprezzato volume, “Le Acli delle origini”, pubblicato dalle edizioni Coines di Emilio Gabaglio nel 1974, furono abbozzate le linee statutarie e prefigurate le forme organizzative del movimento aclista.

Ha scritto Giuseppe Pasini:
«in sintesi, il progetto maturato  nel gruppo di studio era assai ambizioso. Puntava,  infatti, a un movimento completo e specializzato, dove i lavoratori potessero trovare risposta a tutti i loro bisogni, dalla formazione spirituale all'assistenza sociale, all'abilitazione sindacale»

Il primo congresso nazionale, si tenne a Roma dal 25 al 28 settembre 1946, approvò l'articolo 1 dello statuto, che definì le Acli come «espressione della corrente cristiana  in campo sindacale».

Lo statuto chiarì che le Acli  «raggruppano   coloro  che, nell'applicazione  della dottrina sociale del Cristianesimo secondo l'insegnamento  della Chiesa, ravvisano il fondamento  e la condizione di un rinnovato ordinamento sociale in cui sia assicurato secondo giustizia il riconoscimento dei diritti  e la soddisfazione delle esigenze materiali
e spirituali  dei lavoratori».

Nel 1947 le Acli contano già mezzo milione di iscritti e sono presenti in tutte le provincie italiane.

La nascita dei circoli è favorita dalla loro caratterizzazione ricreativa, oltre che dall'essere luoghi di formazione politica e sindacale.

In questi primissimi anni nascono alcune delle attività specifiche che caratterizzeranno le Acli sia in senso sociale con il Patronato  («servizio prediletto,  come figlio primogenito  delle Acli» per riprendere una espressione contenuta nella relazione congressuale del 1953), sia in senso politico (Movimento femminile), inoltre, a seguito di una spaccatura interna alla Gioventù italiana operaia cattolica (Gioc), si costituisce Gioventù aclista.

Sono questi gli anni in cui si spezza l'unità sindacale ed il discorso che Pio XII tiene, il 29 giugno 1948, alle Acli indirizza i cattolici verso l'assunzione di responsabilità dirette ed autonome in campo sindacale.

Sono anche gli anni della “guerra fredda”, del “piano Marshall”, dell'attentato a Togliatti (14 luglio 1948) ed è in questo clima nazionale di diffidenza e divisione che si arriverà al Secondo Congresso nazionale Acli (congresso
indetto in via straordinaria) a Roma, 15/18  settembre 1948, in cui nascerà, con Giulio Pastore, quella che nel 1950 diventerà la Cisl.




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