Giuseppe Simoncini - Storia di Lastra a Signa

Badia a Settimo


Probabilmente sorta per opera della famiglia comitale dei Cadolingi (non si hanno notizie certe in merito) anteriormente al 1000, ebbe inizialmente una fase cluniacense interrotta da una breve presenza vallombrosana.

Nel 1068 vi ebbe luogo la "prova del fuoco", ordalia (camminata su braci ardenti) invocata a dirimere la controversia tra i vallombrosani di Giovanni Gualberto e il Vescovo di Firenze Pietro Pavese, chiamato Mezzabarba, accusato di simonia.

Il "campione" dei monaci riuscì senza danno nell'impresa, e il Vescovo fatto dimettere da Papa Alessandro II.

Nel 1236 Papa Gregorio IX la concesse ai cistercensi (ordine originario di Cîteaux in Borgogna) provenienti da S.Galgano nel senese, che la trasformarono notevolmente.

Studiosi, artisti, coltivatori, essi importarono elementi dell'arte gotica francese che influirono sull'arte fiorentina del XIII e XIV secolo, ed ebbero grande importanza nell'economia del territorio limitrofo, su cui diffusero il loro sapere.

I monaci gestirono pescaie, mulini, traffici commerciali, rivestirono cariche nel governo di Firenze.

La Repubblica Fiorentina gli elesse a tesorieri dello stato e depositari del proprio Sigillo.

La Badia a Settimo raggiunse il massimo splendore fra XII e XVI sec.

Durante l'assedio di Firenze , Ottobre 1529/Agosto 1530, i  monaci dovettero rifugiarsi in Firenze e lasciare il complesso in balia degli assalitori, che lo depredarono e incendiarono.

Iniziò un lento declino; nel XVII secolo la chiesa e il convento ebbero dei rifacimenti, ma nel 1783 la "soppressione totale" di Pietro Leopoldo, determinò la divisione della proprietà. 

Larga parte del monastero passò a privati, e la chiesa di S.Salvatore fu ridotta a parrocchia da monsignore Antonio Martini.

E' stato avviata nel 2010, opera di recupero dell'intero complesso.



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