Lastrigiani ed ospiti illustri

Gino Frittelli, scuola Domenicale di Disegno per Operai di Lastra


(Articolo a cura di Maria Clara Schiffrer)

Dai quaderni di memorie di Gerbina Frittelli figlia di Gino 
(Quaderni n.1 e n.2, relativi agli anni 1902-1911)

Al “Paradisino” (oggi salita Santa Lucia) di Lastra a Signa
...(dopo essere stata per sei mesi a balia a Vernio nell'estate del 1902) fui riportata a Firenze poi a Lastra a Signa dove il babbo, innamorato della campagna, aveva trovato, tramite un compagno di lavoro, un appartamentino in località “Paradisino” presso il Ri’Maggio, un fiumiciattolo affluente dell’Arno....

...Il babbo ora andava a piedi alla fabbrica per una scorciatoia attraverso i campi e si lamentava di dolori artritici ai piedi, ma non si faceva mancare le ore da dedicare in piena campagna alla pittura.

Restano di quel periodo anche ritrattini all’acquerello e il quadro “Gli imballatori” (1902). 

Si serviva anche di una delle lavoranti sarte della mamma, la Pia, come modella, ritratta in un grande quadro “Giovinetta Toscana” che fu esposto a Firenze ed acquistato dal principe Corsini, e ritratta anche in un quadretto “ Idillio toscano (o paesano)” insieme ad un giovane cacciatore. 

Di questi due abbiamo le foto, mentre di lei ci rimane un ritrattino appena abbozzato su una piccola tavoletta.
Ricordo anche un bel quadro: “Ritorno dai campi” con Beppe, un anziano contadino con la zappa in spalla. Parecchi anni più tardi la mamma rimasta in bolletta lo vendette ad un mercante di quadri per 80 lire...
 
La casa del “Paradisino”, mobili, pitture, scuola di disegno
... (non ricordo nulla del primo appartamento, al primo piano, che abbiamo abitato fino al 1904)

...ricordo invece benissimo quello al pian terreno rialzato dove ci trasferimmo in seguito e che a me pareva bellissimo. 

In effetti è stata la più bella abitazione della mia infanzia. 

Nella stanza a destra, contigua alla cucina, era lo studio del Babbo. 

Nella parete di fondo rivedo un immenso quadro che raffigurava forse la Vita, l’Arte, la Primavera; in un paesaggio primaverile si muovevano figure di sogno, forse create dal pastore col flauto che sedeva a sinistra. 

Questo quadro fu tagliato a pezzi al nostro trasferimento a Calcinaia. Si è salvato il pastore. 

Ad un certo punto apparve un cartello sulla porta: SCUOLA DI DISEGNO e ogni domenica lo studio si popolò di giovani artigiani che venivano a studiare disegno.
 
La Scuola di Disegno per Operai (1909, dopo il trasferimento a Calcinaia)
Naturalmente dopo l’arte il suo primo pensiero fu la Scuola di Disegno per Operai che, per il momento, fu sistemata alla peggio…in tutte le stanze, e traboccò all’aperto oltre la cucina.

Quei simpatici ragazzoni (muratori, falegnami, stipettai, scalpellini, bottegai, contadini) badavano a non urtarsi tra loro o a dar dentro nei mobili e nelle pareti e si comportavano civilmente con allegria e amicizia, attenti a non perdere inutilmente il loro tempo domenicale; lo svago li attendeva nel pomeriggio. 

Il Babbo andava su e giù da uno all’altro per correggere, suggerire, dare esempi. Alle pareti furono appese belle foto e calchi in gesso di capolavori del rinascimento. 

Eccoci quasi tutti qua, nella foto ricordo: anche la Gerbina col suo musetto agro per il sole e la sua Pirapira (una gallina) nera in braccio. Presto però (già nell’autunno? O nella primavera seguente?) il Babbo affittò una spaziosa aula illuminata da grandi finestre a Barberino, località della Lastra di Sotto, a cui si arrivava per una scorciatoia attraverso i campi, ed io lo accompagnavo quasi sempre. 

Arredò l’aula con grandi tavoli, con cavalletti, sedie, l’abbellì con foto e calchi in gesso. La scolaresca aumentò, anche alcune signorine la frequentavano con entusiasmo (tra cui la figlia del dottor Bernabei n.d.r.).

Mi direte: la vita del Babbo non era facile davvero: tutta la settimana su e giù da Firenze col treno e la domenica come riposo l’insegnamento agli operai. 

Si sacrificava così per guadagnare di più? Ecco qua: con tre lire al mese l’operaio imparava disegno geometrico e disegno dal vero o da copia (le “signorine” pagavano cinque lire). 

Tolte le spese, il Babbo ricavava, credo, solo la soddisfazione di fare opera utile. E utile era davvero. 

Per tutto l’anno scolastico 1911-12 (eravamo già a Firenze) ogni domenica partiva da Firenze per la sua diletta scuola. 

Tutto finì quando, vinto il concorso nazionale, ebbe il posto a Fermo, nelle Marche, nell’ottobre 1912.

 


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