Lastrigiani ed ospiti illustri

Gino Frittelli, soggiorno a Lastra


(Articolo a cura di Maria Clara Schiffrer)

Gino Frittelli si stabilì a Lastra a Signa nel 1902, quando fu assunto come decoratore alla Manifattura Bondi, dove lavorò fino al 1904. 

Alcune tra le prime opere del Frittelli sono legate a questo suo lavoro alla Manifattura e ne costituiscono un interessante documento: tra le altre Gli imballatori e Il patinatore.

Tra i colleghi di lavoro di Gino c’era Alberto Bertelli (padre dello scultore Renato Bertelli), a cui il Frittelli fu legato da un’affettuosa amicizia: Alberto infatti gli era stato vicino in un momento di particolare sconforto.

Per esprimere la sua gratitudine il giovane pittore gli fece dono del graffito sulla facciata di Casa Bertelli ancora oggi visibile, anche se piuttosto rovinato.

Anche nella casa dove abitava il Frittelli decorò due soffitti: uno raffigurante un cielo con nubi chiare e rondini in volo, l’altro con figure mitologiche (l’Aurora?) di gusto neo rococò.

Possiamo ricordare ancora che negli anni della sua permanenza lastrigiana Gino condusse, con grande idealismo ed entusiasmo, una scuola Domenicale di Disegno per Operai.

Per tre lire al mese gli operai (e per cinque le “signorine”) potevano imparare il disegno geometrico e la copia dal vero e da riproduzioni.

È probabile che tra i suoi alunni ci fosse anche Mario Moschi: esiste infatti uno schizzo a matita del Frittelli, datato 1908, dove il futuro scultore, allora dodicenne, è ritratto di profilo, e l’autore annota: Mario Moschi, mio ex alunno.

Il Frittelli continuò ad abitare a Lastra fino al 1909. 

In quell’anno si trasferì poco lontano, a Calcinaia, in una casetta adiacente alla canonica dove abitò stabilmente fino al 1911. Anche negli anni successivi tuttavia, fino al 1927, trascorse i mesi estivi in questo luogo, da lui molto amato. 

Il giardino di questa casetta ricorre in numerosi suoi dipinti.

Un altro soggetto rappresentato più volte fu il Rimaggio.

Di particolare fascino una sua versione notturna con luna, cielo stellato e la “Casaccia”, un mulino già allora mezzo diroccato. 

 


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