Lastrigiani ed ospiti illustri

Gino Frittelli, cenni biografici


(Articolo a cura di Maria Clara Schiffrer)

Gino Frittelli nasce a Firenze il 31 maggio 1879. 

Sente giovanissimo il richiamo dell’arte e, terminata la Scuola Tecnica “Toscanelli”, si iscrive all’Accademia di Belle Arti della sua città, dove frequenta il Corso Speciale di Ornato sotto la guida di Augusto Burchi.

Terminata l’Accademia, s’indirizza verso il lavoro nella scuola e consegue l’abilitazione all’insegnamento del disegno nelle scuole tecniche. 

Dovrà però attendere alcuni anni prima di ottenere un posto stabile: le prime supplenze arriveranno nel 1904, la cattedra di ruolo nel 1912.

Frattanto nel 1901 si era sposato con Adele Dell’Artino, e un anno dopo era nata la piccola Gerbina. Per far fronte alle esigenze della famiglia si stabilisce a Lastra a Signa e lavora come decoratore alla Manifattura Bondi di Signa. 

Il “mestiere” acquisito al corso di Ornato dell’Accademia gli consente di affermarsi anche come illustratore. Fra il 1903 e il 1907 collabora alla rivista “Scena Illustrata” e lavora a un calendario e a cartoline improntati al gusto liberty.

Nel campo della decorazione muraria l’opera più notevole è il graffito di gusto simbolista-neoquattrocentesco della facciata di Casa Bertelli a Val di Rose presso Lastra a Signa. 

Negli stessi anni partecipa con diversi dipinti a olio (ritratti e qualche paesaggio) a cinque mostre della “Società Promotrice” fiorentina. Spicca tra questi il ritratto di Tancredi Canonico, Presidente del Senato. 

Nel 1908 frequenta a Firenze la Scuola Libera del Nudo, il cui principale animatore era stato Giovanni Fattori.
Nel 1912 ottiene la cattedra di ruolo, e la sua carriera d’insegnante lo porta prima a Fermo e successivamente a Montepulciano e a Orvieto.

A Orvieto, dove risiede dal 1922 al 1935, il Frittelli vive un periodo di grande fecondità e felicità creativa. Dipinge soprattutto paesaggi a olio e ad acquerello alla maniera dei macchiaioli, ma anche ritratti e qualche natura morta.

Sperimenta nuove tecniche (spruzzo e monotipia).

Acquista una certa notorietà e gli vengono affidati alcuni lavori su commissione, tra cui un ritratto del cardinal Cerretti.
Dal 1931 al 1933 esegue per conto dell’Opera del Duomo di Orvieto sei grandi stendardi per la processione del Corpus Domini con le storie del miracolo di Bolsena, copia di un ciclo di affreschi medioevali che si trovano nel duomo di Orvieto.

Dal 1934 al 1935 dipinge sei pannelli decorativi per la sala del pubblico della Cassa di Risparmio di Orvieto, raffiguranti le virtù del risparmio, impersonate da vivaci puttini di gusto neoquattrocentesco.

Nel 1935 si trasferisce a Trieste per rimanere vicino alla figlia Gerbina che ha sposato un triestino. Non riesce però a inserirsi nel nuovo ambiente artistico e vive in un amaro isolamento. Dipinge soprattutto ritratti e nature morte.

Va in pensione dall’insegnamento nel settembre del 1949 e muore pochi mesi dopo, il 13 gennaio 1950, nella sua casa di Trieste.



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