San Martino a Gangalandi<br>La chiesa
San Martino a Gangalandi
La chiesa
San Martino a Gangalandi
La chiesa
Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

GANGALANDI nel Val d’Arno sotto Firenze


Contrada con più borgate che diedero il nome a un’estesa comunità, ora detta della Lastra a Signa, dov’è un giusdicente minore nel piviere di Signa, Diocesi e Compartimento di Firenze, dalla quale città la borgata di S. Martino a Gangalandi trovasi lontana 7 miglia a ponente.

Dicesi più specialmente di Gangalandi il paese che dalla posta della Lastra a Signa sale il poggio a ostro levante, dove sono tante case, tante ville signorili con due chiese e un grandioso convento, che da lungi Gangalandi ha l’aspetto di un vasto delizioso villaggio, piuttosto che di più casali spicciolati.

L’istoria più antica di Gangalandi e dei nobili di simil cognome si promiscua talmente con quella dei conti Cadolingi di Fucecchio, da fare quasi sospettare che la famiglia magnatizia de’Gangalandi, se non appartenne alla stessa consorteria de’Cadolingi, fosse almeno nel numero dei loro visconti.

Essa era estratta, come dice G. Villani, da quella schiatta di signori e di baroni, che poi si chiamarono Cattani o Lambardi; della quale schiatta era invalsa la fama che il gran conte Ugo prima del mille creasse cavalieri i signori da Gangalandi insieme con i Giandonati, i Pulci, i Nerli, quelli della Bella ec., famiglie tutte che ebbero coi Frescobaldi, e coi conti Cadolingi case torrite e altri maggiori fortilizii in cotesta contrada.

Che i conti di Borgonuovo, o sia di Fucecchio, dominassero fra Settimo e Gangalandi, lo dimostrano molte carte de’ Cistercensi di Cestello, ed i fatti marziali accaduti nei contorni della Lastra a Signa, quando i Fiorentini presero e disfecero al conte Ugo, ultimo fiato de’ Cadolingi, il castello di Monte Orlando (anno 1107) e sei anni appresso quello di Monte Cascioli.

Avvegnachè il castello di Monte Cascioli risiedeva 2 miglia toscane a levante di Gangalandi fra Castel Pulci e il borghetto de’Granatieri, mentre nel luogo di Monte Orlando trovasi attualmente il convento di S. Michele e S. Lucia dei Frati Francescani della Riforma.

Non meno antiche sono le memorie relative alla chiesa di S. Martino a Gangalandi, la quale, benchè filiale della pieve di S. Giovanni Battista a Signa posta alla destra dell’Arno, ottenne il fonte battesimale sino dall’anno 1278 per privilegio concesso dal cardinale Giovanni del titolo di S. Teodoro, Legato apostolico in Toscana, all’occasione ch’era stata interrotta la libera comunicazione fra Signa e Gangalandi per la rovina del ponte di Signa, che sino d’allora esisteva sopra il fiume Arno.

Uno dei documenti più vetusti, quello che dichiara la ch. di S. Martino a Gangalandi priorìa con capitolo, risale al 1108.

Essendochè nel detto anno Bernardo di Adimaro ad altri magnati, dopo che ebbero tolti e per qualche tempo sfruttati i beni delle cure di S. Martino e di S. Michele a Gangalandi, li restituirono per rimedio delle loro anime ai due luoghi pii.

Avuto quindi il consiglio di Ranieri vesc. di Firenze, e di Pietro arcidiacono della cattedrale, risolvettero di unire in un solo corpo l’amministrazione di entrambe le chiese, in guisa che i loro canonici (ossia cappellani) dipendessero da un solo rettore con il titolo di Priore.

Per la qual cosa nell’atto medesimo fu assegnato da essi tanto terreno quanto poteva occorrere per costruire la canonica con la clausura, aggiungendovi di più il dono di un’altro terreno presso la ripa del castel di Gangalandi.

Quindi sottoposero al superiore della chiesa di Gangalandi l’ospedale allora esistente nel Monte Politano, riservando i donatarii per loro ed i loro eredi il giuspadronato sopra le medesime cose a titolo di protezione.
(LAMI, Monum. Eccl. Flor. T.II p. 1439).

Con tutto ciò la chiesa di S. Michele a Gangalandi fu parrocchia sino al 1648, epoca in cui vi entrarono i Frati dell’Osservanza, allorchè edificarono l’attual convento; e la cura di S.Michele fu annessa con i suoi beni alla prepositura.

Che poi la chiesa di S. Martino a Gangalandi avesse capitolo e canonici viventi vita comune col superiore, basta a provarlo un istrumento dell’anno 1111, col quale il priore e capitolo della chiesa e canonica di S. Martino a Gangalandi si obbligavano pagare al vescovo di Pistoja un annuo tributo, consistente in una lampreda e in 24 denari, a forma dei patti ivi stipulati.

Ma cotesto tributo essendo andato in disuso, nel 1257 il vescovo pistojese Guidaloste ne reclamò l’osservanza avanti il Pont. Alessandro IV; il quale con breve, dato in Viterbo li 7 agosto 1257, nominò delegato apostolico per cotesto affare il pievano di S. Pietro in Campo della Diocesi di Lucca.

Questi con lodo del 23 ottobre dello stesso anno decise, che il superiore e i canonici di S. Martino a Gangalandi dovessero retribuire al vescovado di Pistoja l’antico annuale tributo di una lampreda e di due soldi di moneta lucchese o pisana.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte del Vescovato di Pistoja .)

Un’altra riprova sull’antichità della collegiata di Gangalandi può fornirla un’investitura del 1233 fatta dal priore del S. Eremo di Camaldoli, previo il consenso di Ardingo vescovo di Firenze, che conferì il priorato di S. Margherita a Tosina al prete Alberto Corsini canonico di (ERRATA: S. Maria a Gangalandi ) S. Martino a Gangalandi.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte di S. Michele in Borgo a Pisa ).

L’attual battistero di Gangalandi consiste in una gran vasca ottagona di marmo bianco, 4 specchi della quale furono scolpiti da sufficiente scalpello in figure a basso rilievo.

Esso porta la data del 1423.

In quanto alla prosapia de’Gangalandi, portò essa il titolo di Conti senza che avesse giurisdizione feudale o contea.

Fra i più distinti soggetti, che ha fornito all’istoria la stirpe de’Gangalandi, citerò
un Corsino Gangalandi , che nel 1232 fù potestà della città di Volterra, confermato nell’anno istesso dal magistrato civico della medesima città;
un Tano de’Gangalandi, che nel 1265 fu testimone al trattato di alleanza offensiva e difensiva sotto il nome di Lega fra diverse comunità ghibelline della Toscana;
un Chianni de’Conti da Gangalandi stato potestà di Monte Castelli in Val di Cecina nel 1264: ed è forse quell’istesso Chianni figlio del fu Currado, che nella riconciliazione dei partiti, procurata nel 1280 ai Fiorentini dal cardinale Latino, fu compreso fra i capi ghibellini esiliati da Firenze insieme col suo fratello Pollino, con Tano figlio di Filippo, e con Tondinello di Corsino, l’ultimo de’quale sposò una figlia di Jacopo Upezzinghi dei nobili di Ca.

Se il nome di Corsino, spesse volte ripetuto nella discendenza dei Conti da Gangalandi, divenisse nel secolo XIV casato di una famiglia magnatizia, la quale tuttora primeggia in Firenze, lascio la cura di rintracciarlo ai genealogisti, i quali probabilmente scopriranno nelle sbarre del di lei blasone una di quelle illustri schiatte fiorentine, che

…la bella insegna porta
Del gran Barone, il cui nome e il cui pregio
La festa di Tommaso riconforta.

Finalmente prese più tardi il cognome dal paese di Gangalandi sua patria un ser Michele di ser Diotifece, che sino dall’anno 1332 si trova notaro delle Riformagioni della Signoria di Firenze, spedito dalla repubblica nel 1354 in Avignone al Papa, dopo esservi stato inviato Giovanni Boccaccio, con l’incarico di interpellare S. Santità sulle intenzioni del re Carlo di Boemia, il quale si era mosso con le sue genti per calare in Italia.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte della Comunità di Volterra . – LAMI, Mon. Eccl. Fior. – AMMIR. Istor. fior.)

Nel 1466 godeva la prepositura di S. Martino a Gangalandi col titolo di rettore il celebre artista e letterato Leon Battista di Lorenzo Alberti, nipote di quel potente cavaliere e negoziante Benedetto degli Alberti, il quale per cagione di partiti venne esiliato nel 1387 all’isola di Rodi presso la sua casa bancaria, dove poco dopo morì.

Un documento scoperto recentemente dal letterato danese dottor Gaye, fra le carte del soppresso magistrato dell’Arte dei Mercadanti di Calimala, serve a confermare Leon Battista Alberti nella qualità di priore di Gangalandi.

È una deliberazione presa dai giudici dell’Arte di Calimala, sotto il dì 9 di giugno 1466,
ad petitionem Marci Parentis nomine Domini Baptistae de Albertis Rectoris Ecclesiae S. Martini de Gangalandi,
per ordinare il gravamento a carico di Biagio di Antonio muratore per la somma di 44 fiorini.
(ARCH. DEL MAGISTR. SUPREMO DI FIRENZE.)

La parrocchia di S. Martino a Gangalandi con l’annesso di S. Michele conta 4388 abitanti.

- SUPPLEMENTO

GANGALANDI nel Val d’Arno sotto Firenze.

Oltre quanto fu detto al suo Articolo e a quello del PORTO DI MEZZO si aggiunga la notizia di una membrana del 15 febbrajo 1250 (stile fiorentino) esistente nell’Archivio capitolare del Duomo di Firenze, e pubblicata dal Barone di Rumorh nella sua Opera tedesca sul Proscioglimento de’coloni ecc. ecc., in cui si rammenta un messer Alberto del fu messer Corsino de’Conti Gangalandi, stato canonico della cattedrale di Firenze, non della chiesa di Gangalandi, come fu scritto a quell’Articolo; il quale messer Alberto nel 1233 fiu investito del priorato Camaldolense di S. Margherita a Tosina, siccome fu asserito anche da Salvino Salvini sotto l’anno 1250 nel suo catalogo cronologico di quei canonici, mentre nell’anno stesso 1233 Corsino de’Conti Gangalandi, nato pur esso da un altro Messer Alberto fu eletto in potestà di Volterra.

Che se a quella membrana del febbrajo 1250 si aggiunga quanto fu detto nel Dizionario geografico agli Articolo GANGALANDI, e PORTO DI MEZZO, e più due documenti archetipi della Badia a Settimo, uno dei quali del 10 ottrobre 1338 e l’altro del 16 maggio 1340, viemaggiormente verrà a scuoprirsi che i Corsini de’Conti Gangalandi avevano abitazione in Firenze nell’Oltr’Arno e nella parrocchia di S. Felice in Piazza, dove allora abitava Giovanni di messer Corsino; lorchè mi fornisce nuova ragione per confermarmi nell’opinione altre volte emessa, che il nome di Corsino spesse volte ripetuto nella discendenza de’Conti da Gangalandi divenisse nel secolo XIV casato di una famiglia magnatizia, la quale tuttora primeggia in Firenze, ed il cui blasone..

la bella insegna porta
Del grande Barone, il cui nome ed il cui pregio
La festa di Tommaso riconforta.

Anche Del Migliore nel suo Zibaldone storico MS. esistente nella biblioteca Magliabechiana lasciò scritto quanto appresso: Messer Corso di messer Corsino de’Conti da Gangalandi nel 14 ottobre del 1254 vendé a messer Filippo di lui fratello tutti i diritti che gli si competevano sul monastero di Settimo; e nel 1261 messer Lapo di messer Filippo Corsini de’Conti da Gangalandi promise di presentarsi davanti ai magistrati del Comune di Firenze per causa da danni recati con le sue incursioni al suddetto Monastero di Settimo.

Data ultima modifica:
08 giugno 2019
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