Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

GREVE A SCANDICCI


GREVE A SCANDICCI nel Val d'Arno sotto Firenze.

Villa presso la quale fu un castello, donde ha preso il nomignolo l'antica parrocchia di S. Maria a Greve nel piviere di Giogoli, Comunità di Legnaja, Giurisdizione e circa due miglia toscane a maestrale del Galluzzo, Diocesi e Compartimento di Firenze, da cui trovasi distante tre buone miglia a libeccio.

Risiede sopra un'amena collina, presso le falde dei poggi della Romola che la spalleggiano a ponente, mentre dal lato di levante barona le sue radici il fiumicello Greve.

Il castello di Scandicci con l'annessa corte e chiesa di Greve erano di padronato della contessa Willa madre del marchese Ugo, la quale, con istrumento dato in Pisa li 31 maggio 978, assegnò fra gli altri beni alla badia fiorentina da essa sin d'allora fondata, la sua Corte
ad Greve cum castello, qui dicitur Scandicio, et cum ecclesia, seu cum triginta mansis, qui ad ipsa curte sunt pertinentibus de culta res per mensura ad justa pertica mensuratas modiorum tricentos, et de terris agrestibus modiorum quingentos.

Sul qual proposito giova avvertire, che la misura del moggio qui sopra indicata doveva essere di una capacità molto minore di quella ch'ebbe posterioriormente, giacchè la sola corte di Greve a Scandicci di proprietà della contessa Willa, se si dovesse valutare a moggia nostrali, cioè a 24 staja per moggio, avrebbe occupato essa sola una superficie di 19000 staja a seme, vale a dire più che non è l'intiero territorio di Scandicci.

Altresì è noto che il re Luitprando, tra le misure che riformò, corresse e fissò ancor quella della capacità di tre moggia.

Ma quel moggio era eguale, se non più piccolo dello stajo comune, sicchè la misura trium modiorum a un di presso corrispondeva al nostro sacco.

La stessa corte di Greve a Scandicci fu canfermata alla Badia fiorentina da Ottone III, con diploma degli 8 gennajo del 1002 dato in Paterno, dove quell'imperatore pochi giorni dopo morì.

Eguali privilegi furono accordati a quel monastero da Arrigo II, nel 14 maggio del 1010; da Corrado II nel 1 di aprile del 1030, e nel 1074 dall'Imperatore Arrigo IV.

Anche nelle bolle pontificie di Alessandro II e III, e di Pasquale II, nelle quali si confermano alla stessa Badia i beni donati, si specifica la corte di Greve e la chiesa di S. Martino, cioè quella di Scandicci.

Di questa chiesa infatti conservarono costantemente il giuspadronato i monaci Benedettini della Badia fiorentina, mentre il rettore dell'altra chiesa di S. Maria a Greve era di nomina dal vescovo di Firenze, alla cui mensa quel parroco nel secolo XIII era tenuto di pagare l'annuo tributo di un congio di vino.

Di un'altra corte di Greve, diversa da quella posseduta dalla contessa Willa, vien fatta menzione in due istrumenti del secolo XI.

Uno dell' ottobre 1004 riguarda un livello fatto da Pietro del fu Alberto di un podere posto a Solicciano con l'obbligo al fittuario di recare nel Natale del Signore l'annua pensione di sei danari d'argento alla sua corte posta in loco Greve.

L'altro è un contratto del 1 luglio 1085, col quale S. Bernardo figlio del fu Brunone Uberti offrì alla badia di S. Salvi presso Firenze fra le altre cose, tutte le possessioni che egli aveva nella contrada di Arcetri e la intiera sua corte di Greve con case, terreni, vigne, e portici ad essa corte annessi.
(LAMI, Mon. Eccl. Flor. – GALLETTI dell'origine della Badia fior.)

La chiesa di S. Maria a Greve di Scandicci è attualmente di data regia; e la sua parrocchia nel 1833 contava 510 abitanti.



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