Lastra a Signa, curiosità

I Vespri lastrigiani


Un episodio trascurato di lotta popolare nella piana fiorentina nel medioevo

Nella Nuova Geografia, stampata nel 1773, dedicata al Granduca Pietro Leopoldo, alla voce Lastra a Signa è scritto:
"a distinzione del villaggio, detto Lastra sulla via Bolognese, castello situato nella strada Pisana; fu borgo cinto di mura, e fortificato da' fiorentini per difesa della strada Pisana."

La via Pisana, realizzata nel 123 a.c. durante il consolato di Quinctius Flaminius, era chiamata convenzionalmente via Quinctia e considerata una "bretella" che staccandosi dalla via Cassia collegava Firenze alla via Aurelia e al porto marittimo di Pisa.

Nel 1344 il tratto di questa strada che attraversava il borgo della Lastra, fu teatro di un episodio di lotta popolare non tanto conosciuto.

Come si svolsero i fatti lo si ricava in modo abbastanza preciso da una sentenza emessa il 20 luglio di quell'anno dal podestà di Firenze Paoluccio da Calbulo che disponeva la condanna in contumacia alla multa di 500 fiorini, di Zerium Martinelli, Bonum Lupati, Martinum Dini e Nicolocium ser Ricupri uomini del popolo di San Michele a Gangalandi.

Una multa molto elevata che probabilmente non avranno pagato dato che in quell'epoca con una somma di quel genere si potevano comperare almeno due case con sottostante bottega.

L'episodio si verificò in occasione del ritorno del Vescovo dalla curia romana a Firenze mentre transitava per il borgo della Lastra a Gangalandi in compagnia di molti uomini importanti e di alcuni suoi familiari.

I quattro popolani venuti a conoscenza del transito della comitiva, quando questa entrò nel borgo iniziarono a gridare ed a inveire contro di lui:
"Uccidiamo il vescovo perché da parte della sua curia abbiamo subito ingiustizie e siamo stati ingiurati!".

Di lì a poco provocarono una rissa, dapprima insultando con impeto e furore il donzello del vescovo, poi percuotendo e ferendo i cavalli di Martinuccio degli Azaioli e di Berto dei Frescobaldi e il mulo di Matteo, familiare del vescovo.

La situazione non tardò molto a degenerare e quando oramai la confusione era generalizzata, essi approfittarono per opporsi al vescovo tagliandogli la strada per Firenze.

Il prelato con tutta la compagnia venne costretto contro la sua volontà a retrocedere e ad abbandonare la via Pisana e riparare per un sentiero poco agevole e di solito quasi mai usato.

Ma l'odissea del corteo vescovile non era ancora finita.

Qualcuno suonò le campane a stormo per chiamare il popolo a raccolta istigandolo a gridare "muoia il vescovo, muoia!".

Tutti gli uomini della contrada sia armati che disarmati uscirono dalle case e iniziarono a inseguire il corteo che nonostante la confusione e i tumulti fossero al massimo, riuscì con molto spavento a guadagnare la strada per la curia.

Quello della Lastra fu un episodio abbastanza grave, tenuto conto che gli statuti della repubblica fiorentina del 1322-1325 ammettevano il suono delle campane solo in casi particolari.

Le disposizioni erano entrate in vigore proprio per prevenire quello che era allora il solo modo di chiamare il popolo alla lotta, soprattutto dopo i fatti dei vespri siciliani avvenuti nel 1282 (che sono rammentati anche nel nostro inno nazionale: " il suon d'ogni squilla - i Vespri suonò.").

In Il popolo minuto Rodolico si chiede: "Erano giustificati questi insulti? Erano questi fatti puramente isolati? (.)

Gli umori non erano molto favorevoli agli ecclesiastici, soprattutto ai grandi ecclesiastici.

Ed era fatale che in quel rapido svolgimento della democrazia fiorentina, dopo dei grandi ghibellini, e dei popolani grassi, venisse ora la volta dei grandi ecclesiastici".

Sta di fatto che appena un anno dopo, nel 1345, fu varata una legge che aboliva i privilegiati fori ecclesiastici.

Quei privilegi, nota sempre Rodolico, che "sono stati sempre con rassegnazione ed anche con piacere sopportati, perché da principio sono sempre uniti ad una serie di benefizii che li alleggeriscono e li compensano; la fine dei privilegi è imminente quando questi compensi diminuiscono o cessano del tutto".

Boreno Borsari, Montelupo Fiorentino, 1945, appassionato di storia locale, ha pubblicato recentemente il libro San Mauro a Signa, tracce di storia, Sorms, Signa, 2002 

Bibliografia: N. Rodolico, Il popolo minuto, note di storia fiorentina (1343-1378), Bologna, 1899 A. Mosca, Via Quinctia La strada romana fra Fiesole e Pisa. I. Da Firenze a Empoli, in "Journal of Ancient Topography", J.A.T. II (1992) pagg. 91-108 Nuova Geografia all'Altezza di Pietro Leopoldo, Firenze, MDCCLXXIII, Tomo XV


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