Data inserimento o ultima modifica:
01 settembre 2013

Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

PALAJA (Palaria, Palaia) in Val d’Era


Terra capoluogo di Comunità come lo fu di Giurisdizione, ora sotto il vicariato Regio di Pontedera, con chiesa plebana (S. Martino) che è caposesto nella Diocesi di Sanminiato, una volta di Lucca, nel Compartimento di Pisa.

Risiede sopra una collina tufaceo marnosa da più lati dirupata, cui sovrasta un risalto, sopra il quale esisteva la rocca o torrione con sottostante borgo ben popolato, fra il torrente Chiecinella che nasce alle sue falde orientali, e il Roglio tributario del fiume Era che gli scorre sotto verso ponente. – Trovasi fra il grado 28° 26' di longitudine e 43° 36' 4'' di latitudine circa 9 miglia toscane a libeccio di Sanminiato, 6 miglia toscane a grecale di Peccioli, 10 miglia toscane a scirocco di Pontedera, 12 a maestrale di Montajone, e 5 miglia toscane a ostro di Montopoli.

Fu il castello di Palaja nei secoli vicini al mille posseduto per metà dai vescovi di Lucca, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica già da gran pezzo si trovava la popolazione di S. Martino a Palaja, compresa allora sotto il pievanato di S. Gervasio in Verriana, ossia di Val d'Era. – Vedere GERVASIO (S.) in Val d'Era.

Dico il Castello di Palaja posseduto per metà dai vescovi di Lucca, tostoché nel secolo XI tale lo dichiaravano i due fratelli Ugo e Tegrimo figli di Azzo, quando per istrumento del 24 luglio 1077 ricevevano ad enfiteusi da Anselmo vescovo di detta città il Castello e pieve di S. Gervasio, a condizione che d'allora in poi i vescovi di Lucca non dovessero in alcun modo molestare i sopraddetti due fratelli né i loro eredi per la porzione che eglino possedevano del Castello di Palaja; per cui il vescovo Anselmo promise difenderli contro i nemici, eccettuati il re, il marchese, o marchesa di Toscana, con la penale ai vescovi lucchesi mancando di perdere quello porzione del castello di Palaja che spettava alla mensa di S. Martino. – Inoltre nello stesso documento si dichiara, che il suddetto castello di Palaja era stato di corto circondato di fossi e di carbonaje. – (MEMOR. LUCCH. T. IV. P.II.)

Anche gl'Imperatori Arrigo VI, Ottone IV e Carlo IV nel confermare con ripetuti privilegi del 1191, 1209, e 1355 i
diritti e giurisdizioni ai vescovi di Lucca, accordavano loro la metà del castello e corte di Palaja, e ciò quasi nel tempo stesso che i sovrani medesimi confermavano ai Pisani la giurisdizione politica e civile sopra i castelli di Palaja, S. Gervasio ecc ed agli arcivescovi di Pisa il feudo di Usiglian di Palaja, altrimenti detto Usiglian del
Vescovo.

Infatti i Lucchesi erano in guerra coi Pisani allorché nel 1172 trovavasi in Palaja per potestà del vescovo di Lucca un tale Bastalfolli del fu Ildebrando di Palaja, il quale per atto pubblico del dì 15 maggio, davanti la porta del suddetto castello dichiarò di voler custodire e di non cedere a chicchessia il castello, torre e borgo di Palaja, e di fare ogni suo sforzo affinché Lando vescovo di Lucca e il Comune di detta città conservassero il possesso di cotesto Castello durante la guerra tra i Lucchesi e i Pisani.
– (Opere cit.)

E quantunque il Castello di Palaja poco dopo fosse stato preso e guardato dai Pisani, questi alla pace del 1175 dovettero restituirlo (almeno in parte) al vescovo di Lucca. Dissi restituirlo almeno in parte, siccome lo
dichiara il diploma dell'Imperatore Arrigo VI concesso nel 1191, e confermato dagli Imperatori Ottone IV e Carlo IV, coi quali fu accordata ai vescovi di Lucca, medietatem castri et curtis, quod vocitatur Palaria. – Tornarono peraltro i Pisani nelle guerre successive a impadronirsi armata mano, e quindi a riconsegnare il castello di Palaja ai Lucchesi; siccome accadde alla pace del 4 agosto 1254, confermata in Firenze li 23 settembre del 1256 fra i Fiorentini e i Lucchesi da una parte, e i Pisani coi loro aderenti dall'altra.

Né questa fu l'ultima volta in cui i Pisani tennero il dominio del Castello di Palaja, poiché esso era ricaduto in poter loro, quando col trattato del 1276 tra i Pisani e i Fiorentini, i primi dovettero consegnare Palaja ed altri castelli di Val d'Evola e di Val d'Era al nunzio pontificio per restituirli ai Lucchesi.

Al tempo però dell'assedio di Pisa (anno 1406) tutti i castelli di questa parte di Val d'Era e delle Colline pisane sotto dì 25 ottobre di detto anno si sottomisero unitamente alla Repubblica Fiorentina che poco dopo promise Palaja,

Capannoli, Peccioli, Lajatico, ed altri luoghi compresi in quella comunità, a Giovanni Gambacorti signor di Pisa, in ricompensa della consegna che prometteva fare di quella stessa città. – Vedere PECCIOLI.

Riaccesasi nel 1431 la guerra fra il Comune di Firenze e il duca Visconti di Milano, si riempì di scompiglio la Toscana e la Lombardia quando Niccolò Piccinino generale del duca essendo calato per Pontremoli si avanzò da Pisa per la Val d'Era, dove prese anche il Castello di Palaja, restandovi prigione il potestà che costà faceva ragione a nome de'Fiorentini. Ma il castello medesimo dovette restituirsi al Comune di Firenze mediante la pace di Ferrara del 26 aprile 1433, con tutti gli altri paesi e luoghi del contado pisano dai Fiorentini perduti.

Finalmente nell'anno 1495 gli uomini di Palaja all'occasione che le genti fiorentine si erano rimosse dai
paesi del territorio di Pisa, gettandosi nel partito de'Pisani, accolsero nel loro castello questi ultimi, i quali però ben presto furono forzati ritirarzi di là dopo che la Signoria di Firenze ebbe dato ordine al comandante de'suoi eserciti di rintuzzare l'alterigia de'nemici col riprendere armata mano il castel di Ponsacco. Frattanto una parte delle sue genti sotto gli ordini di Rinuccio de'Baschi da Marciano andava ad accamparsi sotto il castel di Palaja, che in quella circostanza dové prestamente aprire le porte per sottoporsi di nuovo al dominio di Firenze; dal di cui governo d'allora in poi gli abitanti di Palaja più non si dipartirono.

La chiesa plebana di S. Martino a Palaja, sino almeno al 1260 fu compresa nel pievanato di S. Gervasio, dal quale non doveva essere staccata allora quando si edificava l'attuale chiesa plebana di S. Martino, situata nella pendice settentrionale dello stesso colle circa mezzo miglio toscano distante dal borgo, e la cui architettura mostrasi anteriore al secolo XIV. – Ciò lo dà a credere il non trovare annessa alla pieve di S. Martino alcuna sorta di canonica per abitazione del pievano e de'suoi cappellani (canonici) o curati suffraganei, giacché è noto che fino all'epoca del concilio di Trento in campagna ebbero canoniche le sole chiese battesimali, o le priorie di giuspadronato delle abbadie. – Vedere CANONICA.

La chiesa plebana di Palaja ha la sua facciata a strisce di marmi bianchi e neri secondo il costume introdotto per tutta la Toscana nei primi secoli dopo il mille. Essa è a tre navate con archi a sesto intero, con colonne parte tonde e parte composte di quattro mezze colonne legate in un sol ceppo.

Nella cimasa del capitello sopra la seconda colonna a mano sinistra entrando fu scolpito l'anno e il nome dell'architetto, e ciò che è da notarsi, scritto in lingua volgare colle seguenti parole ricopiate e pubblicate
da Gio. Targioni Tozzetti nel Volume VI de' suoi Viaggi, cioè: Andrea fu que mi fece….. anno MCCLX. Se l'epoca
del 1260 è esatta cessa il dubbio che l'architetto di cotesta pieve non fosse quell'Andrea Pisano che fuse nel 1330 la prima porta di bronzo del tempio di S. Giovan Battista a
Firenze.

La cosa più notabile che esista in detta chiesa, soggiunge lo stesso Targioni, è la pila di marmo dell'acqua
benedetta, la quale è di figura conoide parabolica, la di cui cavità è profonda soldi 7 e denari 8, che ha di diametro interno nella bocca soldi 10 e 1/2, e nel cui orlo della larghezza di soldi 3 e 1/2 si legge: Hec est mensura vini de Palaja que debet impleri usque huc, facta tempore Domini Hubaldi.

Infatti in una rubrica delli statuti di Palaqja riformati dalla Repubblica fiorentina si ordina, che l'olio che si venderà nel Comune di Palaja, si debba misurare colle misure dell'opera della Pieve di S. Martino di Palaja, e quello si venderà nel Comune di Collegoli si debba misurare colle misure dell'opera della chiesa di S. Bartolommeo di Collegoli, e che si debba pagare agli rispettivi operai, per ciascun orcio danari 4: e che ciò è fatto per conservazione e sussidio di dette opere.

La chiesa succursale di S. Andrea posta dentro il paese di Palaja è fornita di una canonica, che serve di abitazione al pievano. Anche la costruzione di quest'altra chiesa sembra della fine del secolo XIII o dei primi anni del XIV.

Rispetto alle memorie del secolo XIV relative a Palaja citerò fra le pergamene dell'ospedale di Bonifazio in
Firenze, ora nel Regio Archivio Diplomatico, un istrumento del 18 gennajo 1395, col quale il sindaco della
Comunità di Palaja vendé per tempo e termine di un anno la gabella, e il diritto comunitativo sulla vendita del vino e delle carni nella terra di Palaja, ritraendone il prezzo di L. 382.2.6.

Un altro istrumento della stessa provenienza in data del 24 gennajo 1396 tratta di una simile vendita fatta allo
stesso accollatario, a nome e per interesse del Comune di Palaja, della gabella e diritto delle carni e del vino per un anno mediante il prezzo di L. 450.

La pieve di Palaja era dotata di copiose rendite, per cui spesse volte essa era concessa dai pontefici in benefizio a prelati ed anche a cardinali.

CENSIMENTO della Popolazione della Tera di PALAJA a quattro epoche diverse, divisa per famiglie.

ANNO 1551: Impuberi maschi -; femmine -; adulti maschi -; femmine -; coniugati dei due sessi -;
ecclesiastici dei due sessi -; numero delle famiglie 137 - totalità della popolazione 682.

ANNO 1745: Impuberi maschi 104; femmine 84; adulti maschi 143; femmine 276; coniugati dei due sessi 107; ecclesiastici dei due sessi 10; numero delle famiglie 158; totalità della popolazione 730.

ANNO 1833: Impuberi maschi 175; femmine 160; adulti maschi 208; femmine 202; coniugati dei due sessi 368; ecclesiastici dei due sessi 11; numero delle famiglie 197; totalità della popolazione 1124.

ANNO 1839: Impuberi maschi 195; femmine 155; adulti maschi 224, femmine 224; coniugati dei due sessi 362; ecclesiastici dei due sessi 7; numero delle famiglie 206; totalità della popolazione 1167.

Comunità di Palaja. – Il territorio di questa Comunità occupa una superficie di 25811 quadrati agrarj, dai quali
detraendo 653 quadrati Spettanti a corsi d'acqua e a pubbliche strade, restano quadrati 25158, pari a miglia 31 e 1/3 toscane di territorio soggetto alla prediale. Nel qual territorio esisteva nel 1833 una popolazione di 8782 persone, a ragione di 279 abitanti per ogni miglio quadrato di suolo imponibile.

Confina con 8 comunità del Granducato, cioè, Montopoli, Sanminiato, Montajone, Peccioli, Capannoli, Ponsacco, Pontedera, e S. Maria a Monte. – La più corta linea di contatto è di contro a maestro con quest'ultima di S. Maria a Monte, mediante il fiume Arno, a partire dallo sbocco della via che và sino all’Arno da Castel del Bosco e di là rimontando la ripa sinistra del fiume sino al podere della Casa nuova a Vajano, dove abbandonando la sponda sinistra dell’Arno, e la Comunità di S. Maria a Monte, cosicché voltando faccia a grecale essa trova alla sua sinistra la Comunità di Montopoli, con la quale entra nella strada postale pisana davanti all’ingresso dello stradone della villa di Varramista, dopo di che entrambe scendono nella fiumana di Chiecinella, o Cecinella.

Mediante l’alveo di questa fiumana i due territorii comunitativi si dirigono verso scirocco sino a che passata la confluenza del torrente Chiecina nella Cecinella entra a confine dallo stesso lato di grecale la Comunità di
Sanminiato. Con questa il territorio di Palaja rimonta per breve tragitto il corso della Chiecina per poi voltare la
fronte da grecale a levante e andare incontro al tronco superiore della Cecinella che ritrova presso la strada rotabile tracciata fra Sanminiato e Palaja.

Da lì in poi il corso della Cecinella serve di confine alle due comunità testé indicate dirigendosi da levante a libeccio, sino a che attraversata la detta fiumana queste due Comunità tornano nella vallecola della Chiecina superiore in cui rientrano per i fosso di Camastella.

A cotesta confluenza entra a confine dal lato di grecale la Comunità di Montajone, con la quale l’altra di Palaja
continua a rimontare la Chiecina nella direzione di libeccio, poi in quella d’ostro finché trapassata la sua vallecola, entrambe scendono per la faccia meridionale dei colli a ponente della Chiecina, onde entrare nella Val d’Era, che percorrono mediante il rio Bandaccino, quindi pel botro de’Bagnacci, donde poi sboccano nel torrente Carfalo. A questo punto dalla parte d’Ostro sottentra di contro alla Comunità di Palaja quella di Peccioli, fronteggiando insieme non solo per tutto il restante corso del torrente Carfalo, ma ancora per buona parte di quello del torrente Roglio, in cui il Carfalo influisce, fino passata l’antica badia di S. Cassiano a Carigi, presso dove sbocca in Roglio la strada comunitativa rotabile fra Monte Foscoli e Peccioli.
Al di là di questa strada entra a confine dirimpetto a libeccio la Comunità di Capannoli mediante il restante
corso del Roglio sino al suo sbocco nel fiume Era, dove trova la Comunità di Ponsacco, colla quale la nostra di Palaja costeggia per il corso tortuoso del suddetto fiume, quindi mediante la viottola che dalla sponda destra dell’Era si dirige nella via detta Maremmana sino allo sbocco dello stradone di Val di Cava.
A questo punto dirimpetto a ponente la Comunità di Palaja trova quella di Pontedera, e con essa confina, da
primo mediante detto stradone, poi voltando la fronte a maestrale per la via maestra da Pontedera a Treggiaja che ben presto lascia per quella delle Tanacce, con la quale si dirige nel borro di Monte Castello, finché non entra in quello di Giuncaja, mediante il quale borro arriva alla via fra Treggiaja e Monte Castello. A cotesto punto voltando la fronte verso settentrione la Comunità di Palaja dirigesi al Castellare di sotto a S. Gervasio, dove piegando da ponente a settentrione attraversa la via fra Pontedera e S. Gervasio. Trapassata la quale strada entra nel rio Bonello, che rimonta sino alla strada comunale che sale la collina di S. Brunone sopra Castel del Bosco; e quà, trapassando la strada Regia postale di Pisa, i due territori si dirigono sulla ripa sinistra dell’Arno dove la Comunità di Palaja ha dirimpetto quella di S. Maria a Monte. Fra i maggiori corsi d’acqua che lambiscono, o che attraversano il territorio comunitativo di Palaja contansi, sebbene per corto tragitto, i fiumi Arno ed Era, e fra le fiumane e torrenti maggiori tributarii dell’Arno, sono la Cecinella e la Chiecina, mentre dalla parte dell’Era vi entra il Roglio.
Varie strade rotabili, ma tutte tortuose, percorrono una gran porzione del territorio comunitativo, come quella da Sanminiato a Palaja e a Tojano, la strada per Collegoli e S. Gervasio, oltre la via ch’è tracciata lungo la ripa destra del torrente Roglio per condurre a Pontedera e i vari tronchi che guidano alle ville signorili sparse per cotesta contrada.
L’aspetto del territorio di Palaja è veramente pittoresco per la forma frastagliata e variatissima delle sue colline tufacee e marnose, non che per le profonde e vaste frane che scendono quasi a picco da quelle pareti. Ma simili frane appunto manifestano assai bene ad occhio nudo i diversi strati di marna cerulea ricca di testacei marini, sopra i quali ordinariamente in molte di esse fiancate vedesi distinta la disposizione delli strati di tufo siliceocalcare sparsi essi pure, sebbene in minor copia, di fossili marini; i quali strati ivi spesso alternano con depositi di minuta ghiaja, e con avanzi di crostacei terrestri e marini.
È in quest’ultima varietà di terreno, dove restano tuttora in piedi gruppi di piante di alto fusto, come pini, lecci,
querci, ulivi ecc.
E vaglia il vero, non debbo qui omettere ad elogio di un veterano geologo toscano, il far conoscere, che fu costà nelle colline stesse di Palaja, dove il celebre Giovanni Targioni Tozzetti prese ad esaminare con sommo criterio la struttura geognostica della valle dell’Evola e di quella dell’Era inferiore, giacché egli fu anche il primo ad annunziare che coteste campagne altro non sono che il dorso di un ampio strato orizzontale di creta marnosa, ossia di mattajone. Egli stesso avvertì, che negl’interstizi che restano fra uno strato e l’altro si trovano più copiosi i depositi di conchiglie marine calcinate, e che costà spesse volte s’incontrano delle lastre di solfato di calce laminare (specchio d’Asino). Fu parimenti Giov. Targioni quegli che osservò il dorso delle colline fra Montefoscoli, Palaja e Tojano coperto da strati di tufo arenoso color leonato e per lo più sciolto, sebbene non manchino (avvisava egli medesimo) de’luoghi, dove il tufo si trova impietrito, da esso col vocabolo di panchina designato.
Fra le pietrificazioni che incontransi in questa contrada non sono da omettersi le così dette pietre Aquiline, o
pietre Etiti, della grandezza di un uovo di piccione, oltre molti cogoli orbicolari di tufo ferruginoso configurati a guisa di palle da cannone, e formati da molte sfoglie concentriche di colore giallo rosso ruggine nell’interno, e giallo pagliato nella parte esterna, il cui nucleo talvolta lascia uno spazio vuoto, e talaltra racchiude nel centro qualche pezzo di ghiaja. Tali sono, per esempio, quelli che s’incontrano nella collina di Forcoli, una delle più abbondanti in simili formazioni a strati concentrici.
Un’altra non spregevole osservazione venne fatta costà nei poggi di Tojano dal ch. fisico prenominato; cioè, che la porzione delle colline situate a ponente del Castello di Tojano consiste quasi tutta di tufo marino, sebbene a luogo a luogo anche costà si scuoprano degli strati di mattajone.
Le quali colline tufacee conchigliari, oltre a essere molto fruttifere, poiché in esse provano bene le viti, gli ulivi ed altri alberi da frutto, sono anche dilettevoli all’occhio; ed è specialmente in questa sorta di terreno donde pullulano acque sufficientemente salubri. Finalmente le colline medesime, in confronto di quelle coperte di solo mattajone, sono se non le sole, al certo le più abitate, quelle sulle quali appariscono ville signorili, pievi ed altre chiese parrocchiali, antichi castelli, resedij signorili e villaggi. – Vedere LAJATICO.
All’epoca del motuproprio del 17 giugno 1776 relativo al regolamento generale delle comunità della provincia, ora compartimento di Pisa, questa di Palaja comprendeva anche le tre popolazioni di Capannoli, Solaja e Santo Pietro, le quali nel 1810 furono costituite in una comunità separata, appellata di Capannoli. – Nell’anno suddetto 1776 questa di Palaja si componeva dei seguenti 13 comunelli: 1° Palaja, compreso l’antico Comune e popolo di S. Gervasio, 2° Alica, 3° Capannoli, 4° Collegoli, 5° Forcoli, 6° Monte Foscoli, 7° Marti, 8° S. Pietro a Santo Pietro, 9° Solaja, 10° Tojano, 11° Treggiaja, 12° Usigliano di Palaja, 13° Villa Saletta.
Palaja fino al novembre dell’anno 1838 fu residenza di un potestà sottoposto pel criminale e per il politico al vicario Regio di Pontedera, cui è stata riunita la giurisdizione civile sopra i popoli di tutta la comunità, mediante la legge del 2 agosto 1838.
In Palaja si tiene un mercato settimanale di piccolo concorso che cade nel giorno di sabato. Una buona fiera di bestiame e di merci ha luogo nel primo lunedì di agosto, ed un’altra sotto dì 25 luglio alla Villa Saletta. –
Che in Palaja peraltro si costumasse tenere un mercato sino dal secolo XV lo dà a conoscere l’espressione del borgo del mercatale di Palaja che leggesi in un istrumento fatto in Palaja nel 4 giugno del 1448, pel quale Michele di Francesco Lenzi di Palaja vendé al Monastero di S. Brigida al Paradiso in Pian di Ripoli un casolare con orticello annesso, posto nel borgo del Mercatale di Palaja per il prezzo di fiorini 9 di oro, a ragione di lire 4 fiorentine per ogni fiorino – (ARCH. DIPL. FIOR. Carte dell’Ospedale di Bonifazio.)
La Comunità mantiene nel capoluogo un medico, un chirurgo e un maestro di scuola; ed altri tre medici e tre
maestri di scuole elementari risiedono in Marti, in Montefoscoli e in Treggiaja.
L’ingegner di Circondario stà in Peccioli, la cancelleria comunitativa e l’ufizio d’Esazione del registro in Pontedera; la conservazione delle Ipoteche in Volterra; ed il Tribunale di prima istanza in Sanminiato.

QUADRO della Popolazione della Comunità di PALAJA
a quattro epoche diverse
- nome del luogo: Alica (*), titolo della chiesa: S. Maria e
S. Jacopo (Prepositura), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 147,
abitanti anno 1745 n° 202, abitanti anno 1833 n° 323,
abitanti anno 1840 n° 338
- nome del luogo: Castel del Bosco (*), titolo della chiesa:
S. Brunone (Prepositura), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° -,
abitanti anno 1745 n° -, abitanti anno 1833 n° 713,
abitanti anno 1840 n° 760
- nome del luogo: Collegoli, titolo della chiesa: S.
Bartolommeo (Rettoria), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 117,
abitanti anno 1745 n° 96, abitanti anno 1833 n° 258,
abitanti anno 1840 n° 274
- nome del luogo: Forcoli (*), titolo della chiesa: S.
Frediano (Prioria), diocesi cui appartiene: Sanminiato (già
di Lucca), abitanti anno 1551 n° 279, abitanti anno 1745
n° 446, abitanti anno 1833 n° 772, abitanti anno 1840 n°
842
- nome del luogo: Gello di Palaja, titolo della chiesa: S.
Lorenzo (Rettoria), diocesi cui appartiene: Sanminiato
(già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 43, abitanti anno
1745 n° 94, abitanti anno 1833 n° 191, abitanti anno 1840
n° 159
- nome del luogo: S. Gervasio, titolo della chiesa: S.
Giovanni Battista (Pieve), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 121,
abitanti anno 1745 n° 221, abitanti anno 1833 n° 244,
abitanti anno 1840 n° 269
- nome del luogo: Marti titolo della chiesa: S. Maria
Novella (Pieve), diocesi cui appartiene: Sanminiato (già
di Lucca), abitanti anno 1551 n° 942, abitanti anno 1745
n° 1249, abitanti anno 1833 n° 1594, abitanti anno 1840
n° 1699
- nome del luogo: Monte Foscoli, titolo della chiesa: S.
Maria Assunta (Pieve), diocesi cui appartiene: Volterra,
abitanti anno 1551 n° 534, abitanti anno 1745 n° 494,
abitanti anno 1833 n° 1224, abitanti anno 1840 n° 1274
- nome del luogo: PALAJA titolo della chiesa: S. Martino
(Pieve), diocesi cui appartiene: Sanminiato (già di Lucca),
abitanti anno 1551 n° 662, abitanti anno 1745 n° 730,
abitanti anno 1833 n° 1124, abitanti anno 1840 n° 1167
- nome del luogo: Partino, titolo della chiesa: S. Maria
Assunta (Rettoria), diocesi cui appartiene: Sanminiato
(già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 238, abitanti anno
1745 n° 238, abitanti anno 1833 n° 484, abitanti anno
1840 n° 506
- nome del luogo: Tojano, titolo della chiesa: S. Giovanni
battista (ERRATA: Prioria) (Pieve), diocesi cui appartiene:
Volterra, abitanti anno 1551 n° 199, abitanti anno 1745 n°
358, abitanti anno 1833 n° 506, abitanti anno 1840 n° 533
- nome del luogo: Treggiaja (*), titolo della chiesa: SS.
Bartolommeo e Lorenzo (Prioria), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 350,
abitanti anno 1745 n° 602, abitanti anno 1833 n° 745,
abitanti anno 1840 n° 833
- nome del luogo: Usiglian di Palaja già del Vescovo,
titolo della chiesa: SS. Pietro e Paolo (Rettoria), diocesi
cui appartiene: Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno
1551 n° 68, abitanti anno 1745 n° 129, abitanti anno 1833
n° 166, abitanti anno 1840 n° 176
- nome del luogo: Villa Saletta (*), titolo della chiesa: SS.
Michele e Pietro (Prioria), diocesi cui appartiene:
Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 255,
abitanti anno 1745 n° 321, abitanti anno 1833 n° 438,
abitanti anno 1840 n° 438
- Totale abitanti anno 1551 n° 3955
- Totale abitanti anno 1745 n° 5180
- Totale abitanti anno 1833 n° 8782
- Totale abitanti anno 1840 n° 9268
N.B. Le parrocchie contrassegnate con l’asterisco (*) nel
1840 mandavano una porzione di abitanti fuori di questa
Comunità, che in tutti sommavano abitanti 546
Restano però abitanti 8722
Frazoni di popolazioni che nel 1840 entravano in questa
Comunità dalle limitrofe di Pontedera e di Ponsacco
Abitanti 147


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