Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

CASTEL DI SIGNA


CASTEL DI SIGNA nel Val d'Arno sotto Firenze.

Castello con parrocchia (S. Maria a Castello) nella sottostante pieve de'SS. Giovanni Battista e Lorenzo alla Beata a Signa, ch'è Capoluogo di Comunità, nella Giurisdizione di Campi, Diocesi e Compartimento di Firenze.

Tanto il Castello di Signa come la pieve si trovano sulla destra riva dell'Arno presso la confluenza del Bisenzio, dirimpetto al primo ponte che da Firenze a Pisa cavalcasse il fiume maggiore della Toscana, il Castello sopra un ultimo poggio fra quelli che si dirigono dal monte di Artimino verso levante, nel grado 28° 45’ (ERRATA : di latitudine) di longitudine e 43° 46' 8" (ERRATA: di longitudine) di latitudine, circa miglia toscane 7 a ponente di Firenze, un quarto di miglia toscane a maestrale della posta di Lastra a Signa e della strada Regia Livornese.

Comecché fino dall' anno 746 si rammenti un rettore della chiesa di S. Maria in Castello, una delle sue memorie più antiche reputo quella di un istrumento della contessa Willa, scritto in Pisa li 23 dicembre 977, quando, fra gli altri doni fatti alla Badia fiorentina dalla stessa donna fondata, trovasi nominata una chiesa senza titolo posta nel Castel di Signa con la sua corte e quaranta mansi ad essa annessi.

Rispetto poi alla pieve di Signa citerò un atto dell'anno 964, quando Raimbaldo vescovo di Firenze donò al capitolo della sua cattedrale la pieve di S. Lorenzo e S. Giovanni Battista a Signa con tutti i suoi beni, diritti e giurisdizioni, ecc.; la quale donazione tre anni dopo (967) dal vescovo Sichelmo suo successore fu confermata.

In quanto all’origine del Castel di Signa, ed al nome di Exinea, mi unirò al giudizio di un illustre letterato toscano che dichiarava essergli ignoti.

Con tuttociò il paese di Signa è da credersi di origine piuttosto antica; sia che uno voglia considerare la sua situazione sullo sbocco di due valli, di quelle, cioè, del Bisenzio e del Val d'Arno fiorentino; sia che si rifletta trovarsi esso sulla testata dell' unico ponte che prima del secolo XII attraversasse l'Arno fra Firenze e Pisa; oppure che si consideri che costì l'Arno cessa nella stagione estiva di essere navigabile, ovvero che si voglia credere essere esistito nei tempi posteriori al mille davanti a Signa uno scalo per le merci che dal Porto Pisano a Firenze, e viceversa da Firenze al Porto Pisano si recavano.

Arroge a ciò qualmente Signa ottenne il primato rapporto al lavorio d'intrecciare i teneri e bianchi steli di paglia per farne cappelli per il bel sesso, in guisa che il Proposto Lastri nel suo Cappello di Paglia chiamò L'industre Signa, onor del tosco regno; costì finalmente dove un suolo ubertoso fornisce agli abitanti oltre il necessario alla vita; tali ed altre considerazioni non potevano a meno di non far prosperare coteste popolazioni, rispetto alle quali Signa in proporzione del suolo che occupa figura, come si dirà, la più popolata Comunità del Granducato di Toscana.

Che il porto di Signa però non sia da confondersi con il Porto di Mezzo, così detto dalla villa di Mezzana ivi esistita, lo dava a conoscere un istrumento del dì 11 marzo 1326 (stile fiorentino ) citato all’Articolo PORTO DI MEZZO, dal quale apparisce, che il Porto, o Villa di Mezzana, fu edificato a quel tempo da Lotto di Paganello di Firenze.

Peraltro che in Signa fosse un mercato di generi anche nel secolo XII lo dichiara un altro istrumento del 1 ottobre 1149, scritto presso 1' Arno nel mercato di Signa.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte di Cestello ).

Comecché all’ Articolo PONTE A SIGNA io abbia citato uno dei documenti più antichi rispetto a quel ponte, quale era un istrumento dell' 11 agosto 1252, dall’ abate Puccinelli nelle Memorie di Pescia riportato, contuttociò ignorasi tuttora l’epoca della sua prima fondazione.

Certo è peraltro che il venerabile Alluccio ospitaliere pesciatino dovè ottenere la grazia che chiese di costruire un ponte sulla strada pubblica che metteva in Arno. «Vedendo egli (dice il Puccinelli) che ingrossandosi cotesto fiume vi pericolavano molti pellegrini, Alluccio supplicò il vescovo di Firenze acciò ordinasse ai paesani del vicinato di edificare un ponte nel luogo dove già era un navalestro.

Ed avendo quelle genti condisceso alle istanze del loro pastore, Alluccio ebbe la gloria dì veder costruire sull'Arno il primo ponte che si conosca fuori di Firenze, nel territorio però della sua diocesi.

Ora aggiungerò io, che, non conoscendosi altro ponte sull'Arno dentro la diocesi fiorentina, meno questo di Signa, ciò obbliga a cre dere, che al luogo medesimo dove sboccava una strada pubblica proveniente da Campi, da Prato e da Pistoja, referire dovesse il ponte pochi anni dopo il 1100 dal prelato fiorentino ordinato.

Vedere PONTE A SIGNA .

Forse al disegno di cotesto, o del secondo ponte, appella il modello riportalo in una vecchia campana della chiesa parrocchiale di S. Maria al Castello di Signa, fusa nel 1266, mentre a quello rifatto dopo il 1326 deve riferire il ponte del Sigillo del Comune di Signa, e l'altro scolpito sopra l'architrave della porta maggiore della pieve attuale di S. Giovanni Battista a Signa.

Comunque sia di ciò, un ponticello a Signa era rovinato nel 1 278, siccome lo diè a conoscere la causa per la quale in detto anno fu concesso il fonte battesimale alla chiesa parrocchiale di S. Martino a Gangalandi compresa nel piviere di Signa, ma situata nell’opposta ripa dell' Arno, per essere stata interrotta la comunicazione con la sua pieve, stante la caduta e rovina del ponte sull’Arno.

Vedere Gangalandi.

Ma un nuovo ponte nel 1287 era già stato rifabbricato costì, essendo esso rammentato in una caria del 4 ottobre di quell'anno e in altra del 18 febbraio 1289 (stile fior.) citate all’Articolo PONTE A SIGNA.

Doveva essere quel ponte stesso che nel 28 febbraio del 1346 (stile comune ) per ordine di Castracelo fu taglialo, allorché le sue genti diedero il guasto al Castel di Signa.

Riferiscono pure alle vicende s toriche di cotesta contrada di Signa e della sezio ne dell' Arno che l'avvicina le notizie seguenti.

Nell'anno 1252, ad 11 agosto, un tal Forza del fu Renuccino di Donato da Signa concedeva licenza all’abbate e monaci della Badia a Settimo di poter fabbricare una pescaja nell'Arno fino alla metà del fiume dalla parte del mercatale di Signa.

Sino dal 4 marzo del 1235 (stile comune) il pievano de' SS. Giovanni e Lorenzo a Signa, stando a Gangalandi, previo il consenso dei canonici della sua pieve avea venduto al monastero di Settimo per lire 25 e denari 6 di moneta pisana una pescaja posta nel fiume Arno presso il ponticello di Fiamorto (forse Fiume morto).

Vedere l’Articolo LASTRA A SIGNA.

Nel 1268 con atto pubblico, rogato in Signa li 10 gennaio, tre possidenti del luogo vendevano, ciascuno per la sua parte, per il prezzo di lire 40, al Monastero di Settimo la porzione di un mulino e di una pescaja col suo porto nell' Arno presso Signa in luogo detto Giuncheto.

Dieci anni dopo con istrumento del 25 febbraio 1278 fu fatta denunzia all'assessore del capitano di Parte Guelfa in Firenze, qualmente Jacopo del fù Rinaldo Pulci ed i suoi eredi erano obbligati a conservare la pescaja col porto situata nell' Arno, territorio di Signa, sotto i mulini di Fresco (Frescobaldi): per cui nel 10 dicembre successivo fu pronunziala sentenza opportuna.

Vedere MAMMEO (S.) A SIGNA, la qual chiesa fu parrocchiale annessa non a S. Vito a Luciano, come ivi fu detto, ma a S. Miniato a Signa, nella Comunità medesima.

All’Articolo LASTRA A SIGNA fu scritto, che nel 1319 per contratto del 13 giugno l'abbate e i monaci della Badia a Settimo affiliarono per due anni i mulini maggiori del loro monastero posti nel fiume Arno dirimpetto a Signa nel popolo di S. Martino a Gangalandi per l'annuo canone di 70 moggia di grano.

A favore pertanto di quei mugnaj, dei contadini della Badia a Settimo e delle persone che avevano bisogno di recare il loro grano a macinare, Castruccio Antelminelli, mentre accampava col suo esercito davanti al Castello di Signa, con decreto del 26 febbraio 1326 concedeva salvocondotto.
(ARCH . DIPL. FIOR . Carte di Cestello).

A cotesti, ad altri mulini ed alle pescaje fra la Lastra ed il Castello di Signa appellano varie deliberazioni dei deputati eletti dalla Signoria di Firenze fra il 1319 ed il 1340 per la confinazione dei beni spettanti ai frontisti dell'Arno.

Con una delle quali provvisioni del 27 maggio del 1331 i deputati Marco di Bosso Strozzi, Naddo di Cen ni, priore di S. Bartolo in Firenze, e Ranieri Peruzzi determinarono di far demo lire tutte le pescaje e mulini dell' Arno, a partire dal Ponte a Signa fino alla Terra di Capraja, non ostante la protesta fatta dall'abbate di Settimo; per cui la Signoria comandò, che la ricompensa da darsi al monastero medesimo per le pescaje e mulini di sua proprietà non superasse li 3500 fio rini d'oro, e che dentro otto giorni fossero atterrati e distrutti tutti quegli edifizj idraulici lungo il designato corso dell'Arno.

Dopo di che fu data facoltà ai nominati d'imporre perla somma preindicata, oltre le spese occorrenti, i popoli e comunità che avevano interesse a tale demolizione, per poi versare quella somma nelle mani dell'abbate e monaci di Settimo, cui intanto il governo fiorentino assegnava a titolo di cau zione il Poggio di Semifonte con le sue appartenenze ed otto tavole di cambisti poste in Mercatonuovo, di pertinenza del Comune di Firenze.

Quest'ultima deliberazione peraltro precede di 29 mesi la strabocchevole piena dell'Arno, la cui forza atterrò dentro Firenze gran parte di tre ponti, allagando di sotto alla città tutto il piano di Settimo, di Campi , di Brozzi e di Sanmoro infino a Signa.
(Giovanni Villani, Cronica Libro XI. Cap. I).

Dondechè l'anzidetta misura dei deputati alla demolizione de' mulini sull'Arno non fia da confondersi con quelle prese dal Comune di Firenze dopo i guasti prodotti dalla piena straordinaria accaduta nel 1 novembre 1333, allorquando la Signoria con provvisione del 13 marzo 1335 (stile comune), mentre era podestà il Cavalier Manuello da Massa della Marca, e capitano del popolo il Cavalier Napoleone da Cantagallo, proibiva l'edificazione di qualsiasi mulino, gualchiera o pescaja nel fiume Arno meno che fossero distanti oltre 2000 braccia dal Ponte a Rubaconte verso oriente, e 4000 braccia al di sotto del Ponte alla Carraja dalla parte di occidente.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte di Cestello ).

Però la piena del 1333 non sembra che recasse molto danno al Ponte di Signa continuandosi a passare sopra quello stato rifatto dal Comune di Firenze nel 1327 dopo che il più antico fu taglialo da Castruccio il qual capitano sino dal 29 settembre del 1325 era venuto con la sua oste a Lecore sul contado di Firenze, e il dì seguente pose il quartier generale nei colli di Siena.

Talché i cavalieri e pedoni de'Fiorentini che erano costà per fare afforzare il castelli, veduta l'oste, abbandonarono il paese e fu rono si mal consigliati che non tagliarono il ponte sopra l’Arno ecc.
(G. VILLANI Cronica Libro IX. Cap. 317).

E poi, soggiunge il Villani, a dì 28 febbraio il capitano lucchese, raccolta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Arno, e abbandonò la Terra, dopo avere per dispetto de'Fiorentini fatto battere costi moneta piccola con l’impronta dell'Impe ratore Ottone, e chiamaronsi quei denari Castruccini.
(Cronica cit. Libro IX. cip. 338 e 339).

Quindi l’autore medesimo aggiunge, (Libro X. cap. 5.) «che nello stesso anno 1326, a di 14 settembre fu ordinalo hai Fiorentini di riporre e di afforzare tanto Signa come Gangalandi, e così fu fatto; e Signa fu murata con alte e forti torri; accord ando immunità e grazia a quei terrazzani che vi fabbricassero le case».

Rispetto a Gangalandi (Lastra) fu ordinato di riporre il paese più d'appresso la pieve di Signa, avvicinandosi, cioè, all'Arno presso il capo del ponte omonimo.

Fecionsi i fossi, ma non si compiè allora l'opera (loc. cit.).

Che peraltro le fortificazioni intorno a Signa si ordinassero appena accaduta la battaglia dell' Altopascio, lo dichiara una provvisione del 27 settembre 1325, con la quale i Dieci della Balìa di Guerra diedero facoltà al monaco don Donato ed a fra Taddeo converso della Badia di Settimo, deputati dal Comune di Firenze alle fortificazioni del Castello di Cappiano, di spendere lire 1100 di fiorini piccoli nelle fortificazioni del Castello e ponte di Signa.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte di Cestello).

Dondechè essendo corsi soli tre giorni dalla provvisione suddetta all'arrivo dell'oste lucchese in sui colli di Signa, dovette ma ncare il tempo per mandare a effetto quella deliberazione, tostochè alla comparsa di Castruccio il presidio fiorentino abbandonò il castello di Signa senza neppure tagliare, co me dissi, il ponte sull' Arno.

Bensì ebbe cura di fare ciò il capitano nemico, a llorché egli colle sue genti abbandonò il paese di Signa dopo averlo svaligiato e messo a fuoco.

Di cotal distruzione, e della fortificazione e riedificazione del castello e del ponte di Signa tratta il Manni nelle sue osservazioni sopra il sigillo XIV del Volume II de' Sigilli antichi, dove si da copia di un'iscrizione in pietra esistente tuttora sopra la porta del castello medesimo verso ponente, dalla quale esce la strada che guida a S. Miniato a Signa.

Vedesi al di sopra di essa lo stemma grande dei re Angioini di Napoli, a destra quello del Giglio fiorentino, ed alla sua sinistra l'arme spettante alla Parte Guelfa.

L'iscrizione dice:

ANNO DOMINI MCCCXXVI
DIE MARTIS TERRA DE SIGNA DESTRUCTA FUIT PER CASTRUCCIUM ET GHIBELLINOS DE SIGNA, ET SUBSEQUENTI ANN O RAEDIFICATA FUIT MANDATO ILLUSTRIS PRINCIPIS DOMINI NOSTRI CAROLI HIERUSALEM ET SICILIAE REGIS PRIMOGENITIS, DUCIS CALABRIAE, AC EJUS VICARII GENERALIS, ET DOMINI FLORENTIAE, PER EGREGIUM MILITEM DOMINUM FEDERICUM DE TROESIO
(o piuttosto TROGHESIO)
EXPENSIS FLORENTINORUM.

Esistono tuttora due porte castellane e gran parte delle mura e delle torri che nel poggio facevano corona al castello di Signa, messe a prova nel 1397, quando la Signoria di Firenze, essendo per deliberare la guerra contro Giovanni Gale azzo Visconti, le genti d'armi che il Signore di Milano teneva in Siena, guidate dal conte Alberigo, fecero una scorreria nel contado fiorentino fino a Signa, intorno al di cui castello, dopo aver dato il guasto alla Lastra, quelle truppe si accamparono.

Ma quantunque per due giorni lo combattessero, non vi fecero altro frutto che di avervi lasciati molti morti ed un gran numero di feriti.
(AMMIR. Stor. Fior. Libro XVI).

All'epoca della riedificazione del castel di Signa deve riportarsi la ricostruzione del ponte rotto da Castruccio; e reputo che sia la figura di quel ponte con una torre sulla testata destra circondalo dai gigli Angioini che servì poi di arme al Comune di Signa, siccome può vedersi nel sigillo illustrato dal Manni ed anche nella facciata della pieve.

In quanto alla chiesa di S. Maria al Castel di Signa, essa doveva esistere innanzi il mille, poiché sino dall'anno
977, come dissi, dalla contessa Willa, madre del marchese Ugo, fu donata alla Badia fiorentina una chiesa in detto castello; la quale donazione venne confermata al Monastero medesimo da varj Imperatori e Pontefici.

Arroge qualmente verso il 1070 Pietro abbate della Badia rammentata, nell'enumerazione dei beni a quella attinenti rammentava le decime che allora ritraeva da 24 case coloniche, parte delle quali situate nella corte di Signa, tre comprese in luogo detto Stagno, cinque poste a Pie di Monte, e sedici in Lecore, in Ugnano ed in altri luoghi del Val d’Arno fiorentino.

Sembra però che il padronato della chiesa di S. Maria nel Castel di Signa nel secolo XII fosse contrastato a quei monaci, stantechè una decretale del Pontefice Onorio III° del 1211 obbligava gli uomini del castel di Signa a ricevere il rettore della loro chiesa dall'abbate e monaci della Badia fiorentina.

Fra le molte notizie intorno a Signa raccolte dal Lami havvi anche quella dell'anno 1380, quando i deputati del Comune di Firenze reclamarono dai monaci della Badia a Settimo il possesso del Porto di Signa, che eglino ritenevano sino dall’epoca della famosa peste del 1348; essendoché a Signa trasportandosi per Arno le merci da Pisa a Firenze, e viceversa da Firenze a Pisa, il reddito annuo del qual dazio superava i 300 fiorini.

Furono perciò chiamati in Firenze i monaci, e davanti ai magistrati si discusse la causa non solo per i 32 anni del dazio da essi percetto nel mercato o porto di Signa, ma ancora per la pescaja di Giuncheto (sepe) che la loro Badia ivi possedeva sull'Arno, e fu deciso di rilasciare loro la proprietà di questa e l'intero lucro del Mercato di Signa.
(LAMI , Mon. Eccl. Flor. pag. 141.)

Merita inoltre di essere rammentata una provvisione degli 11 agosto 1361, con la quale la Signoria di Firenze ordinò agli ufiziali di Torre di prescrivere i confini dell'Isola e delle terre state abbandonate dal fiume Arno presso Signa per aver preso le sue acque un'altra direzione.
(ARCH. DELLE RIFOR. DI FIR.)

Dalla qual provvisione si potrebbe dedurre, che fino del 1361 fosse stata confinata la porzione di pianura alla destra dell'Arno in Comunità di Signa, denominata tuttora Isola de'Renai.

Rispetto all'ultima epoca della costruzione ed ampliazione della carreggiata del Ponte a Signa vedasi il suo articolo.

Ma per ritornare alla storia ecclesiastica della Pieve di Signa, chiave la meno fallace per conoscere quella della sua antica giurisdizione civile, dirò, che il pievanato in discorso nei secoli intorno al mille estendevasi dal lato di settentrione sino alla strada Regia pistojese e dalla parte di ostro -libeccio sino al poggio e Castello di Malmantile.

Io non dirò già col Lami che fossero costà in Signa due pievi, dandolo a sospettare le due chiese ivi tuttora esistenti, cioè, la Pieve vecchia, che conserva il titolo di S. Lorenzo, e l'altra a quattro navate di epoca posteriore sotto il titolo di S. Giovanni Battista, giacché il titolare di quest' ultima soleva anticamente colle garsi a quello specifico di cadauna delle chiese battesimali, siccome in più luoghi di quest' Opera fu avvertito; dirò bensì che nell'attuale chiesa plebana venerandosi la Beata Giovanna da Signa, cotesta pieve si conosce comunemente col titolo della Beata.

Dall'antico catalogo poi delle chiese della diocesi fiorentina, compilato sulla fine del secolo XIII risulta, che allora il piviere di Signa comprendeva, oltre il popolo della chiesa matrice di S. Lorenzo, 14 parrocchie riunite attualmente in nove cure, cioè,
1. S. Maria al Castello di Signa;
2. S. Miria a Limole, o a Brucianese (sopra la strada Regia lungo la Golfolina);
3. S. Martino a Gangalandi, Prepositura, con gli annessi di S. Mariano a Celatico e di S. Michele a Mont’Oriandi;
4. S. Mauro a S. Moro a Signa;
5. S. Miniato a Signa con l'annesso di S. Mommè , (oggi di S. Rocco), staccato dal popolo di Luciano;
6. S. Pietro a Lecore;
7. S. Angelo a Lecore con l'annesso di S. Biagio ;
8. S. Stefano a Calcinaja;
9. SS. Vito e Modesto in Fior di Selva (Malmantile) con l'annesso di S. Michele a Luciano.

Molti fra i suddetti popoli, come quelli di Lamole e, di Gangalandi, di Celatico, di Mont'Orlandi, di Calcinaja e di Luciano, essendo situati sulla parte dell'Arno opposta a quella della chiesa plebana, provano che in origine la giurisdizione di cotesta pieve abbracciava l'una e l'altra ripa del fiume, e che la giurisdizione civile di Signa, potendosi modellare su quella ecclesiastica il paese in discorso, dove per molti secoli considerarsi capoluogo di tutto il territorio spettante ai 14 popoli di sopra menzionati.

Più tardi la contrada di Signa fu separata in tre Comuni, in quello cioè di Gangalandi, ossia della Lastra, che abbraccia, oltre gli abitati del piviere di Signa situati alla sinistra dell'Arno, altre cure più lontane, mentre dei popoli di Signa e di Lecore fino dai tempi della Repubblica Fiorentina si fecero due Comunità separate sotto la potesteria di Campi, talché a quell'e poca riferir deve il sigillo del Comune di Signa illustrato dal Manni (Volume II. Sigill. XIV.)

In simil modo Signa si mantenne finché la sua Comunità unitamente all'altra di Lecore per motuproprio del 23 maggio 1774 venne riunita a quella di Campi, dalla quale sotto il governo francese venne staccata allorché nel 1808 Signa per decreto Napoleonico fu eretta in Comunità con sei popoli.

Vedere il QUADRO della sua popolazione in calce al presente articolo.

Fu da Signa il teologo agostiniano fra Martino priore di S. Spirito di Firenze, ornamento del suo Ordine, confessore, legatario ed esecutore testamentario del celebre Giovanni Boccaccio; e fu eziandio Priore di S. Maria al Castel di Signa l'autore di un commento contemporaneo al Boccaccio.

Da Signa inoltre ebbe origine la nobil famiglia Morubaldini di Firenze, che diede alla Repubblica Fiorentina ed anche al Granducato varj soggetti distintissimi in giurisprudenza ed altro.


MOVIMENTO della Popolazione della COMUNITA’ DI SIGNA a cinque epoche diverse, divisa per famiglie.

ANNO 1551: Impuberi maschi -; femmine -; adulti maschi -, femmine -; coniugati dei due sessi -; ecclesiastici secolari
-; numero delle famiglie 384; totale della popolazione 2004.

ANNO 1745: Impuberi maschi -; femmine -; adulti maschi -, femmine -; coniugati dei due sessi -; ecclesiastici secolari
-; numero delle famiglie 556; totale della popolazione 3355.

ANNO 1833: Impuberi maschi 1009; femmine 894; adulti maschi 839, femmine 840; coniugati dei due sessi 2056; ecclesiastici secolari 16;
numero delle famiglie 998; totale della popolazione 5654.

ANNO 1840: Impuberi maschi 1031; femmine 899; adulti maschi 986, femmine 953; coniugati dei due sessi 2058; ecclesiastici secolari 14;
numero delle famiglie 1072; totale della popolazione 5941.

ANNO 1843: Impuberi maschi 1002; femmine 832; adulti maschi 936, femmine 1001; coniugati dei due sessi 2164; ecclesiastici secolari 23;
numero delle famiglie 1078; totale della popolazione 5958.

Comunità di Signa.

II territorio di questa Comunità faceva parte di quella di Campi, quando con decreto Napoleonico del 1808 fu eretta la Comunità di Signa separata mente da quella di Campi, pel cui distretto fu eseguita nel 1813 la mappa catastale.

Il territorio pertanto della Comunità di Signa nel 1813 occupava una superficie di 4902 quadrati, 349 dei quali spettavano a corsi d'acqua e a pubbliche strade, mentre negli altri 4553 quadrati in detto anno viveva una popolazione di 5654 persone, a proporzione di mille individui per ogni miglio quadrato di suolo imponibile; talché questa di Signa comparisce la più popolosa Comunità di campagna del Granducato di Toscana.

Confina con i territorj di altre quattro Comunità; dal lato di scirocco e ostro ha di fronte la Comunità della Lastra a Signa mediante il corso dell’Arno, a partire dirimpetto alla Viaccia che sbocca in Arno e di là lungo il dello fiume fino allo sbocco in esso dell'Ombrone pistojese.

Le altre tre Comunità limitrofe sono, quella di Carmignano a ponente, la Comunità di Campi a settentrione e la Comunità di Brozzi da levante a scirocco.

Fronteggia con la Comunità di Carmignano rimontando dal suo sbocco in Arno il tortuoso giro dell'Ombrane pistojese, col quale rasenta le ultime falde de'colli di Comeana, di Pilli e di Montalbiolo fino al Ponte dell' Asse sulla strada Regia pistojese.

Costà cessano i confini della Comunità di Carmignano con questa di Signa, il di cui territorio voltando direzione da settentrione a levante percorre la strada Regia pistojese di conserva con la Comunità di Campi passando in mezzo al di S. Pier a Ponti fino al Fosso Reale, dove trova il Ponte de' Mulini che cavalca la strada Regia pistojese.

Ivi alla Comunità di Campi sottentra l'altra di Brozzi, con la quale la nostra voltando faccia da settentrione a levante-scirocco li dirige da primo a libeccio per l’Fosso Reale, col quale entra nella fiumana del Bisenzio, il di cui alveo seconda fino al Ponte di S. Moro, passata la confluenza in esso del Fosso macinante.

Ivi lascia a ponente-libeccio il Bisenzio «L’ Isola de'Renaj per dirig ersi lungo la Viaccia nell'Arno dirimpetto alla Comunità della Lastra.

Molte strade rotabili fanno capo al Ca stello e Pieve di Signa, la maggior parte delle quali vengono dal Ponte all’Asse sulla Regia pistojese e dalla strada militare di Barberino di Mugello, quelle della ripa sinistra dell'Arno passano tutte sul Ponte di Signa, senza dire della strada Regia pistojese che per quasi tre miglia dirimpetto a settentrione -grecale rasenta il territorio di questa Comunità.

A tre si riducono i principali corsi d'acqua che lambiscono i confini comunitativi di Signa; a ostro l’Arno, a ponente l’Ombrone, e a levante il Bisenzio, il quale entra nel territorio di Signa nell' ultima sua sezione e poco innanzi di vuotarsi nell'Arno presso il Ponte di Signa.

Il terreno di Signa spetta a due epoche diverse, quello dei colli di S. Miniato e del castel di Signa fa parte dei poggi formati di schisto mArnoso e di calcare -compatto di tinta plumbea, volgarmente appellato colombino, le quali due rocce propagansi fino costà del monte d'Artimino; mentre la sottostante pianura verso levante è stata profondamente colmata dalle torbe dell'Arno, non che dal Fosso Reale e dal Fosso Macinante che sboccano entrambi nel Bisenzio presso il confine orientale della Comunità.

La sezione fra il Bisenzio e l' Arno chiamata tuttora Isola de'Renaj devesi probabilmente all'effetto delle colmate prodotte dopo la piena del 1333 e confinata per provvisione della Signoria di Firenze degli 11 agosto 1361.

La stessa cosa è accaduta nella pianura acquitrinosa rasente la strada Regia pistoje se che conserva l'antica sua denominazione di Padule.

Tutti i prodotti agrarj necessarj alla vita abbondano nel territorio di Signa: le viti e gli ulivi cuoprono i colli intorno, e danno olio e vino squisiti, mentre la pianura é fertilissima in cereali, in mais, in legumi, in alberi di loppi ecc. ed in pasture, per cui il bestiame specialmente bovino costituisce uno dei rami più importanti di lu cro e di commercio attivo per i possidenti terrieri.

Anche le acque del Fosso Macinante e quelle dell’Arno sono di un profitto giornaliero, le prime ai mugnai di S. Moro, le seconde ai navicellai di Signa.

Ma l'agiatezza e la prosperità, conseguenza dell'aumentata popolazione di Signa, devesi alla celebrità dei suoi cappelli di paglia che lavoravansi innanzi che altrove con grande maestria e solerzia dagli abitanti di questa e delle limitrofe Comunità.

Fu il bolognese Domenico Michelacci il primo che introdusse e che incominciò a commerciare con l'estero i cappelli di paglia di Signa, ossia di Firenze, di che la palese una lapida posta sopra il di lui avello nella chiesa parrocchiale di S. Miniato a Signa, dove egli fu sepolto.

Essa sola può servire di lume alla storia di una manifattura che formò la principale ricchezza di cotesta contrada.

Eccone le parole
HIC JACET
DOMINICUS SEBASTIANUS MICHELACCI DE BONONIA
QUI OMNIUM PRIMUS CAUSIA ANGLI VENDIDIT NOVUQUE ISTITUTO COMMERCIO PALEIS
SE SIGNAM FINITIMOS DITATIV
Anno D. MDCCXXXIX.
TERTIO HORAS AUGUSTI PRO VIRO BEN E DE HAC TERRA MERITO DEUM PRECATE

Se è vero che gli Olandesi innalzassero una statua a colui che trovò il modo di conservare le aringhe per farne commercio alL’estero, con più ragione i Signesi avrebbero dovuto scolpire un mausoleo alla memoria di Domenico Michelacci.

La Comunità di Signa mantiene una levatrice ed un maestro di scuola.



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