Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

MOSCIANO


MOSCIANO (Muscianum) nel Val d’Arno fiorentino.

Contrada dove fu un castello omonimo, ridotto attualmente a casa torrita di un podere del Marchese Venturi-Garzoni posto sulla prominenza di una collina, da cui prendono il titolo due parrocchie; cioè, la sottostante prioria di S. Andrea a Mosciano, e S. Paolo, detto volgarmente S. Polo, nel piviere di Giogoli, la prima nella Comunità della Casellina, Giurisdizione della Lastra a Signa, la seconda nella Comunità di Legnaja, Giurisdizione del Galluzzo, Diocesi e Compartimento di Firenze, dalla qual città le due chiese di Mosciano sono 5 miglia toscane a libeccio, o poco meno.

I poggi di Mosciano fanno parte di quella piccola giogaja che da San Casciano alla Gonfolina circoscrive da ostro a ponente il Val d’Arno sotto Firenze, con i vocaboli de’poggi degli Scopeti, della Romola, di Mosciano, di S. Martino alla Palma di Gangalandi e del Malmantile .

Le due chiese parrocchiali di Mosciano sono situate circa mezzo miglio sotto la sommità della giogaja, S. Andrea a destra, e S. Paolo a sinistra della strada volterrana che staccasi dalla R. postale di Pisa al borgo di Legnaja per varcare di mezzo a’ poggi di Mosciano e di là scendere a Torri in Val di Pesa.

Poche canoniche collegiate dopo le chiese cattedrali possono contare un’istituzione più remota di quella che eresse in prepositura con capitolo di canonici secolari la chiesa di S. Andrea a Mosciano.

Avvegnaché costà fino dalla metà del secolo XI si riunirono collegialmente a vita regolare diversi sacerdoti sotto il governo di un preposto privilegiato nel 1054 da Gherardo vescovo di Firenze, e più solennemente protetto dallo stesso gerarca appena salito sulla cattedra di S. Pietro col nome di Niccolò II.

Ciò è reso manifesto da un breve del 18 gennajo 1059 firmato in Mosciano stesso, dove quel Pontefice con alcuni cardinali e vescovi da Firenze in quel giorno si recò, per confermare a Giovanni preposto della chiesa di S. Andrea a Mosciano ed ai sacerdoti suoi confratelli ivi sotto la regola canonica coabitanti tutte le sostanze mobili e immobili dai varj compatroni alla stessa chiesa assegnate.

I quali beni erano situati ne’pivieri di Settimo e di Brozzi, in Greve, in S. Paolo, in Casignano e altro ve, compresevi le decime, le offerte, le primizie e spontanee oblazioni, con diverse altre prerogative in quel privilegio designate; al quale breve seguono le sottoscrizioni del Papa, del Cardinale diacono Ildebrando, che fu poi PP. Gregorio VII, di Gherardo Vescovo di Roselle, di Rozone arciprete della cattedrale fiorentina, e finalmente del Cardinale di Selva Candida, Umberto vescovo e bibliotecario della S. Sede, che nello stesso giorno 18 gennajo 1059 per ordine e alla presenza del Pontefice Niccolò II e degli altri personaggi testé nominati consacrò due altari in S. Andrea a Mosciano.

Ciò accadeva due giorni innanzi che il pontefice medesimo assistito dai cardinali prenominati e da tre vescovi segnasse in Firenze un altro privilegio a favore della restaurata basilica di S. Lorenzo diretto a Gisone suo rettore.

I canonici peraltro di S. Andrea a Mosciano un secolo dopo abbracciarono la regola di S. Agostino, e fu allora quando il suo superiore appellossi priore. Tale lo qualifica una bolla del Pontefice Alessandro III dell’anno 1170, e un breve dello stesso anno spedito nel 30 marzo in Fabroro (ora la Badiuzza al Paradiso) da Giulio Vescovo di Firenze, a favore di Angelo priore di S. Andrea a Mosciano ed ai canonici suoi confratelli.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte de’Missionarj di Fir. – LAMI, Mon. Eccl. Flor.)

Finalmente 16 anni dopo che il Pontefice Martino V ebbe concesso la chiesa di S. Donato a Scopeto ai canonici Agostiniani di S. Salvatore, il Pontefice Eugenio IV con breve segnato in Bologna li 4 ottobre del 1436 unì alla canonica di S. Donato a Scopeto il priorato di S. Andrea a Mosciano con tutti i suoi diritti e possessioni; lo chè fece in vista anche delle diminuite rendite di quest’ultimo priorato, per cui erano mancati i conventuali a quella canonica.

Per altro lo stesso Eugenio IV con altro breve, dato in Firenze li 18 luglio 1439, conferì il priorato di Mosciano a Bartolommeo di Tommaso Corbinelli, chierico poi canonico fiorentino con obbligo al beneficiato di pagare ai canonici di Scopeto una pensione annua di cento fiorini d’oro, fino a chè nel 26 ottobre del 1455 il Pontefice Callisto III diresse una bolla al santo Vescovo Antonino di Firenze, con la quale soppresse la dignità di priore nella chiesa di Mosciano, che unì perpetuamente al priorato di Scopeto, colla riserva di una pensione di fiorini 40 a favore del priore commendatario canonico Corbinelli.

Vedere DONATO (S.) A SCOPETO.

Dopo soppressa la religione de’canonici di S. Salvatore (anno 1703), nel loro ultimo claustro di S.Jacopo Oltr’Arno in Firenze entrarono i preti regolari della Missione, e a questi ultimi furono dati i beni col padronato della chiesa di S. Andrea a Mosciano, che poi vennero alienati dal Principe, cui attualmente si spetta la collazione della chiesa predetta.

Questo tempio, di grandezza più che mediocre, ha una sola navata, è fabbricato tutto di macigno squadrato, specialmente la sua tribuna e la facciata costruite di pezzi diligentemente commessi.

Esso fa restaurato, nobilmente decorato e dipinto per le cure del suo parroco nell’anno 1815.

Rispetto all’altra chiesa parrocchiale di S. Paolo a Mosciano, anch’essa sino dal 1048 fu dotata e conferita dal suo patrono ai monaci di S. Miniato al Monte fiorentino o del Re insieme con la chiesa di S. Pietro a Ema, sebbene la prima di esse fosse qualificata col vocabolo di S. Paolo a Petroniano, e l’altra di S. Pietro a Campagnano.

Con tale indicazione infatti quella di S. Paolo è designata nella donazione del 1048, e in un privilegio del 16 aprile 1065 diretto dal Pontefice Alessandro II ad Oberto abate del Monastero di S. Miniato al Monte; mentre un secolo dopo la chiesa stessa aveva l’indicazione che costantemente conservò di S. Paolo, ossia di S. Polo a Mosciano.

Ciò lo dimostra un breve del Pontefice Lucio III spedito da Verona, nel marzo 1184, e un altro del 10 luglio 1246 di Ardingo Vescovo di Firenze a favore del monastero medesimo di S. Miniato.

Ma appena che quà entrarono i monaci Olivetani (anno 1373) que’cenobiti, dopo essersi riservata una parte de’beni, rinnnziarono alla mensa arcivescovile di Firenze quattro chiese di collazione tuttora dell’ordinario, fra le quali anche questa di S. Paolo a Mosciano.

In quanto poi alla contrada di Mosciano; che costà vi fosse un castello, da cui essa ebbe il nome, ne spinge a crederlo una torre superstite con una cisterna davanti alla casa colonica di un podere di proprietà della prosapia magnatizia Venturi, ora Garzoni, appellato tuttora del Castello, e di cui restano poche sostruzioni e un arco sotterraneo nella parte superiore del poggio e intorno alle balze, sulle quali risiede la casa torrita, che è distante circa 500 braccia a ponente della chiesa di S. Andrea a Mosciano.

Questa casa con la torre è fondata sopra strati di una specie di minuta poudinga calcare -silicea, composta di frammenti di altre rocce più antiche stritolate e conglomerate insieme con resti di conchiglie politalamiche, nummuliti, lenticuliti ecc.

Cotesta qualità di terreno sedimentario meglio che altrove manifestasi nel luogo detto il Masseto, ch’è un 500 passi a maestro della torre del Castello, la cui giacitura presentasi in potenti strati inclinati verso settentrione con la base a ostro e la direzione da levante a ponente.

La roccia è di color grigio tendente al ceruleo, di grana serrata e sonora al martello, suscettibile di prendere un buon pulimento, e capace di prestarsi mirabilmente ad opere architettoniche per pilastri, colonne ecc.

Allorché questa pietra marmorea ha ricevuto il lustro, che costantemente mantiene, presenta l’aspetto di un vago granit o di tinta grigio -ceciata, donde gli fu dato il nome che porta di Granitello di Mosciano.

Quantunque in tutta la costa di cotesti poggi, tanto a ponente come a levante della chiesa di S. Andrea a Mosciano, si affacci quà e là un simile conglomerato, quello però che escavasi dai poggi del Masseto lungo la strada comunitativa rotabile, negli effetti del sig. Giovanni Franceschi, è il più bello che finora siasi scoperto, non solamente per la varietà e minutezza dei frammenti dai quali è formato, quanto anche p er la sua unitezza e solidità.

La qual roccia è quasi sempre incrostata intorno da un altro più grossolano conglomerato calcare di minute ghiaje, il quale si estende per un gran tratto, e serve dirò così di mantello anche alla roccia sulla quale si adagia il Granitello testé rammentato.

Consiste quest’ultima in una calcarea argillosa fissile compatta, di aspetto cereo e di colore plumbeo, volgarmente appellata pietra colombina.

Probabilmente la causa di cotesta formazione devesi ad un altro fenomeno geologico che si manifesta in molti punti di quei dintorni; poiché fra la chiesa di S. Paolo e la casa torrita di Mosciano, specialmente sotto la villa detta dell’ Arrigo, al pari che nel podere del Pratale sotto la cava del Masseto , si affacciano quà e là indizi non dubii della plutonizzazione del macigno, dove più dove meno stato alterato e convertito in gabbro diallaggico, comecché quest’ultima roccia nella parte più esposta sia stata dagli agenti meteorici sfacellata e ridotta in galestro rosso.

Infatti nei poggi di Mosciano dopo il più evidente esemplare da me incontrato a Piazza, a Sala e a Camporgiano in Garfagnana, mi si è offerta nuova occasione di riconoscere costà non solo il passaggio graduato del macigno (grès antico ) alle rocce ofiolitiche e specialmente al gabbro diallaggico, ma direi quasi una specie di fusione delle pagliette di mica, che costituiscono uno degli elementi del macigno, in altrettante laminette di diallaggio bronzite facenti parte del gabbro.

Al qual proposito non debbo tralasciare di accennare ciò che tornerò a mettere in campo all’Articolo SAN CASCIANO di Val di Pesa (Comunità) relativamente all’altro fenomeno per cui esistono lungo la sommità de’monti che separano la Val di Pesa dalla Val di Greve, dei quali sono una continuazione i poggi di Mosciano, immensi depositi di ciottoli di varia mole formati di macigno e di alberese, che costituire dovevano un vasto letto del fiume in un’epoca forse contemporanea alla comparsa delle rocce ofiolitiche dell’Improneta, di Mosciano e di molti alt ri luoghi posti fra la Greve, la Pesa e l’Arno.

Mosciano finalmente diede cognome ed origine a varie illustri famiglie fiorentine, fra le quali mi limiterò a rammentare quel Trinciavella patrono della chiesa di S. Andrea a Mosciano, creduto da alcuni l’autore della famiglia Nerli, quello che nel 1200 era uno dei consiglieri del potestà di Firenze.

Citerò un Mari da Mosciano che nell’anno 1302 cuoprì la carica di gonfaloniere della Repubblica Fiorentina.

Farò menzione di Spinello da Mosciano autore della nobil casa Spinelli, il quale come uomo guelfissimo fu messo al bando dell’impero da Arrigo di Luxemburgo nel decreto fulminato li 13 febbrajo 1313 dal Poggio Imperiale (ora S. Lucchese) contro i Fiorentini; quello stesso Spinello da Mosciano che fu per tre volte gonfaloniere della repubblica, dalla quale venne inviato ambasciatore a Napoli dopo essere stato uno de’sei distinti cittadini destinati a oridinare e presedere all’edificazione della nuova Terra di Firenzuola.

Finalmente portò il nome seco della contrada quel Mosciano da Mosciano che nel 1313 fu gonfaloniere di giustizia della Signoria di Firenze.

La parrocchia di S. Andrea a Mosciano nell’anno 1833 noverava 641 abitanti.

La parrocchia di S. Paolo, o S. Polo nell’anno medesimo faceva 139 abitanti.



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