Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

MONTICELLI


MONTICELLI nel Val d’Arno fiorentino.

Borgo che ha dato il titolo a un’antica chiesa priorale (S. Pietro) con monastero annesso nel suburbio occidentale di Firenze, piviere della sua cattedrale, Comunità di Legnaja, Giurisdizione del Galluzzo, Diocesi e Compartimento di Firenze.

Questo borgo è attraversato dalla strada R. pisana, appena un miglio fuori della Porta S. Frediano, alla base del poggio di Mont’Uliveto e del monticello su cui risiede il delizioso boschetto dei duchi Strozzi, dal quale monticello forse ebbe titolo la sottostante contrada.

La chiesa parrocchiale di S. Pietro a Monticelli, situata sul bivio della strada R. pisana con quella di Scandicci, fu una prioria della Badia di S. Antimo in Val d’Orcia, confermata a quei cenobiti dai diplomi imp eriali di Arrigo III (anno 1051) e di Arrigo V (anno 1106).

Molte membrane dell’Areh. Dipl. Fior. rammentano la chiesa di S. Pietro a Monticelli, sia quando fu amministrata dai monaci di S. Antimo, sia dopo che essi la cederono alle monache di S. Barnaba a Torri in Val di Pesa, alcune delle quali pergamene furono pubblicate dal canonico Moreni nelle sue Notizie Istoriche dei contorni di Firenze.

All’Articolo MATO (S.) A VINCI citai un istrumento del 25 dicembre 1236 rogato nella Badia di S. Antimo presente fra gli altri il monaco D. Ugone priore di S. Pietro a Monticelli.

Anco nell’Arch. de’Canonici del Duomo di Firenze si conserva un istrumento del 15 febbrajo 1250 scritto nella chiesa predetta, dal quale apparisce, che allora era priore di S. Pietro a Monticelli un Guitone figlio d’Alberto Squarciasacchi canonico della cattedrale fiorentina. Quindi è che col titolo di canonica di S. Pietro a Monticelli questa chiesa trovasi registrata nel catalogo del 1299 riportato dal Lami.

Poscia nel 1345, mentre era ves covo di Firenze F. Angiolo Acciajuoli, entrarono nel claustro di S. Pietro a Monticelli le monache di S. Barnaba a Torri in Val di Pesa, dopo però di avere promesso a don Benedetto Tolomei abate di S. Antimo, di abbracciare la riforma di S. Guglielmo e di stare sottoposte nello spirituale all’Abate di quella badia.

Le quali monache non sono da confondersi con altre più antiche di S. Maria a Monticelli dell’ordine Francescano traslocate verso il 1262 dal Card. Ottaviano Ubaldini sul poggio di Colombaja.

A quest’ ultime donne recluse in Monticelli lasciò un legato di lire 300 la contessa Beatrice di Capraja con suo testamento del 1278.

Comecchè il Vescovo fiorentino prestasse il suo consenso alle monache di S. Pietro a Monticelli, sia per la riforma da esse professata, come per essersi esentate dalla giurisdizione diocesana, per altro il Pontefice Eugenio IV le restituì alla potestà dell’ordinario mediante sua bolla data in Firenze li 13 ottobre 1439; alla qual epoca la parrocchia di S. Pietro in Monticelli venne assegnata al piviere della chiesa maggiore fiorentina.

Nello stesso secolo XV e nel susseguente talmente andò aumentando il numero delle recluse di S. Pietro a Monticelli, che l’Arcivescovo Alessandro Marzi-Medici nel 1608 decretò, che quella famiglia religiosa non dovesse eccedere il numero di ottanta.

E sì che il detto monastero era stato soggetto a non pochi pericoli e disastri, massimamente verso la fine del secolo XV a cagione del passaggio dell’esercito francese di Carlo VIII.

Nel 1785 le monache di S. Pietro a Monticelli furono suddivise fra più monasteri dentro la città per collocare nel claustro medesimo le monache di S. Frediano di Firenze; nella quale occasione quest’ultime donne portarono seco a Monticelli una pregiata pittura in tavola di Lorenzo Lippi rappresentante S. Andrea.

Dai libri delle prime recluse di Monticelli passati nel conservatorio di Ripoli a Firenze risulta, di quanto lucro fossero per quelle monache i lavori che esse facevano d’oro e d’argento filato, di seta e di trine; siccome della loro decadenza parla una supplica dalle stesse claustrali diretta nel 1495 alla Signoria di Firenze, nella quale si esponeva, che erano allora bocche 50 in circa; e che vivevano d’elemosine, massime dall’avvenimento dei Francesi in quà, per esser loro mancati gli esercizj di filare e lavorare d’oro e seta.
(MORENI, Oper. cit.)

In poca distanza da S. Pietro a Monticelli esisteva fino dal 1329 uno spedaletto intitolato a S. Biagio, presso il quale i capitani della compagnia del Bigallo fecero erig ere nel 1562 un’Oratorio con i denari ritratti dall’eredità del celebre scultore Benedetto di Leonardo da Majano, a tenore del suo testamento fatto lì 19 aprile dell’anno 1492.

Allo stesso spedale di S. Biagio del Bigallo fuori della porta a S. Friano lasciò due paja di lenzuola della stima di lire 6 ciascun pajo ser Francesco Masi notaro fiorentino con testamento dei 27 ottobre 1361.

Questo spedaletto insieme con molti altri per i pellegrini e bianti fu soppresso con la legge del 1751.

Alla deliziosa collina del Boschetto degli Strozzi, posta a cavalire del monastero e del borgo di Monticelli, ci richiama per avventura un documento del 12 aprile 1345, col quale l’Abate ed i monaci della Badia a Settimo cederono in enfiteusi a Palla del fu Giacomo Strozzi un bosco denominato Cafaggio nel popolo di S. Pietro a Monticelli.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte di Cestello).

Nel borgo di Monticelli nacque da poveri genitori il pittole Alessandro Allori, denominato il Bronzino.

Monticelli diede anche il titolo alla soppress a parrocchia di S. Sepolcro a Monticelli, altrimenti detta a Calombaja ,
riunita alla cura de’SS. Vito e Modesto a Bellosguardo.

La parrocchia di S. Pietro a Monticelli nel 1833 contava 1181 abitanti.



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