Dizionario geografico fisico storico della Toscana (Emanuele Repetti, anno 1833)

Ponte a Signa (E.Repetti)


PONTE A SIGNA nel Val d’Arno fiorentino.

Questo ponte che da il vocabolo ad un bel borgo sulla riva sinistra del fiume Arno, trovasi fuòri della porta occidentale del castello della Lastra, presso la testata meridionale del ponte che costà attraversa il fiume, nel popolo di S. Martino a Gangalandi, Comunità della Lastra a Signa, Giurisdizione del Galluzzo, Diocesi e Compartimento di Firenze.

Cotesta contrada deve il suo vistoso progresso, più che al trasporto delle merci alla manifattura dei cappelli di paglia, mentre il paese è aumentato dì gente e di case in guisa che chi vide i contorni del Ponte a Signa nel principio del secolò che corre e li rivede oggidìi, nel periodo di soli 46 anni, li trovi di popolo e di fabbriche raddoppiati.

La prima origine del borgo presso il Ponte a Signa ne richiama all’anno 1252, quando i Cistercensi della Badia a Settimo nel di 11 agosto ottennero il permesso di edificare sulla ripa sinistra dell’Arno, in luogo appellato allora il Mercatale di Signa; una pescaia di Giuncheto fino alla metà del fiume per servire ad alcuni mulini che la stessa badia possedeva sull’Arno presso il cosi detto Ponticello nel popolo di S. Martino a Gangalandi.

Cotesto documento pertanto giova a far’conoscere che un ponte, forse di legname esisteva costà presso sino almeno dalla meta del secolò XIII.

Il qual ponticello era già rovinato nel 1278, all’epoca dell’erezione del fonte battesimale nella chiesa di S. Martino a Gangalandi stato concesso per la ragione che si era interrotta la comunicazione tra la ripa destra del fiume dov’è la pieve di Signa e la sua sinistra per la rovina del ponte.

Alla prima fondazione del Ponte a Signa ne richiama per avventura un fatto riportato dal Puccinelli nelle sue memorie storiche di Pescia, quando un ospitaliere pesciatino, S. Alluccio, verso il 1120 ottènne facoltà dal vescovo di Firenze di poter costruire a benefizio de’poveri viandanti un ponte sull’Arno dentro i confini della diocesi fiorentina sotto la capitale.

Ma un nuovo ponte nel 1287 era stato innalzato costà, avvegnachè in una membrana della badia prenominata, scritta nel 4 ottobre del 1287, si legge, come Tegghia del fu Neri Frescobaldi del popolo di S. Iacopo OltrArno di Firenze vende ai monaci di Settimo per lire 70 di fiorini piccoli la quarta parte di una pescaia posta nel fiume Arno presso il Ponte a Signa. – Arrogo che nel 18 febhraio del 1389 (1290 stile comune) messer Fresco del fu Lamberto Frescobaldi cedè al monastero suddetto ogni suo diritto sul fiume Amo, a partire dalla foce dell’Ombrone fino al Ponte a Signa, e dal Ponte medesimo in su per la lunghezza di mille braccia, accordando licenza a quei monaci di edificarvi mulini e pescaie.
(ARCH. DIPL. FIOR. Carte de’Cistercensi in Firenze).

I due ultimi documenti pertanto ci danno a conoscere che i monaci della badia a Settimo non erano rimasti d’accordo coi reggitori del Comune di Firenze, quando questi con provvisione del 15 maggio 1284 ordinarono al capitano del popolo di concordare con i Cistercensi dì Settimo sopra l’acquisto da farsi delle pescaie e mulini di quel monastero a motivo che ne provenivano moltissimi danni al Comune, oltrechè impedivano la libera navigazione dell’Arno.

In conseguenza della quale riformagione, Corradino da Stignano, il capitano del popolo e conaervatore della pace, avendo fatto stimare nel 29 maggio di quell’anno i mulini anzidetti, la Signoria di Firenze con una provvisione del
13 gennaio 1294 deliberata in presenti delle capitudini delle 12 arti maggio ri nella casa della badia di Firenze, luogo allora di sua residenza, ordinò di dare all’abate e monaci di Settimo 11.000 lire di fiorini piccoli per l ’acquisto di tutti i mulini e pescaie che gli appartenevano sull’Arno onde farli distruggere.

Cotest’affare però neanche allora ebbe effetto mentre la Signoria, con deliberazione del 27 maggio 1331, nominò Marco di Rosso Strozzi, Naddo di Cenni, il priore di S. Bartolo di Firenze, e Ranieri Peruzzi per investirli della facoltà di far demolire dentro giorni otto tutte le pescaie e mulini dal Ponte a Signa fino sotto al Castello di Capraia, ch’erano di proprietà del monaci di Settimo, e che la ricompensa da dare a questi non fosse maggiore di 3500 fiorini d’oro (equivalenti in quell’anno a lire 10,500 di fior. picc.) con arbitrio ai deputati predetti d’imporre repartitamente i popoli e comuni che avevano interesse in detta demolizione per l’ammontare della somma di fiorini 3500 da pagarsi al Monastero di Settimo oltre le altre spese che vi occorressero. (loc. cit.)

Quindi per cauzione del pagamento fu deliberato di consegnare ai monaci di Settimo il poggio di Semifonte con le sue appendici ed otto tavole di banchisti poste in mercato nuovo di pertinenza del Comune di Firenze (Carte cit.)

Il Manni ragionando sopra uno antico sigillo del Comune di Signa rappresentante un ponte a sette archi in campo seminato di gigli (Sigilli antichi. Vol. II.) dice, che quel ponte fu rovinato o piuttosto tagliato da Castruccio nel 28 febbraio del 1326 (stile comune).

Avvegnachè Giovanni Villani lascio scritto qualmente in quello stesso giorno il capitano lucchese raccolta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l’Arno.
(Cronica Lib. IX. C. 335).

Vedere SIGNA

Da quell’epoca in poi il Ponte a Signa fu restaurato più volte, due delle quali nel 1405, e nel 1479 per ordine de’Capitani di Parte, sul riflesso che i suoi piccoli archi non lasciavano il passo libero ai navicelli.

Finalmente per deliberazione del Corpo d’Ingegneri sopra l’acque e strade nel 1836 fu ampliata la sua carreggiata e fatti più grandiosi i suoi archi.




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