Lastrigiani ed ospiti illustri

Gaetano Bresci, cenni biografici


E’ la Domenica sera del 29 Luglio 1900, quando tre colpi di pistola Harrington & Richardson calibro 32, uccidono a Monza Umberto I.

Il Re sta tornando alla Villa Reale, dopo aver assistito a un saggio ginnico della locale società “Forti e Liberi”.

Per il gran caldo, viaggia in carrozza scoperta e non indossa la maglia d’acciaio per le apparizioni pubbliche, in uso dopo l’attentato fattogli da Domenico Passanante a Napoli nel Novembre 1878.

L’autore del gesto, subito catturato, è l’ anarchico Gaetano Bresci, nato a Coiano di Prato nel Novembre 1869, ed emigrato in America a Paterson, New Jersey, nel Dicembre 1897.

Era in Italia, ufficialmente, per spartire coi fratelli l’eredità del padre morto di recente.

Il 17 Maggio 1900 si era imbarcato a New York, destinazione Le Havre; il percorso, fortemente scontato, voleva favorire la visita all’esposizione universale di Parigi, che del resto Gaetano visiterà con amici.

Il 5 Giugno raggiunge Genova proveniente da Modane, e il 7 Luglio è dal fratello a Coiano; segue il soggiorno a Lastra a Signa, del quale abbiamo notizia in un libro di ricordi di Rino Bresci, priore di S.Andrea a Candeli, presso Firenze.

Seguirà la visita a una sorella a Castel S. Pietro (Bo), e le soste a Piacenza e Milano, prima di giungere a Monza il 27 Luglio, per l’attentato.

Al processo che ne segue, celebrato un mese dopo i fatti e sbrigato in poco più di mezza giornata, affermò di non aver avuto complici, come invece l’accusa cercava di sostenere, ed ebbe comportamento fermo e lucido, rivendicando e motivando la giustezza del suo gesto.

Poco potè fare il suo difensore Merlino, sarà condannato all’ ergastolo con sette anni di segregazione cellulare.

Trasferito prima a Portolongone, poi a Santo Stefano di Ventotene, vi muore nel Maggio 1901; impiccandosi con un tovagliolo, secondo la versione“ufficiale”, (con “ elementi” che già lasciavano perplessi sulla dinamica dei fatti ) o più probabilmente assassinato, come sostenuto sin dall’inizio dagli anarchici.

Recentemente la ricerca storica ha fatto emergere nuove incongruenze che sembrano sostenere questa tesi, come la scoperta di un ispettore mandato da Roma per indagare sul suicidio, e presente diversi giorni prima del fatto sull’isola (!?)

La circostanza, insieme allo stato del corpo segnalato dai medici all’autopsia, ( avanzata decomposizione in rapporto al tempo trascorso dalla morte) fa ipotizzare che Bresci possa essere deceduto prima di quanto detto . . . . .
E’ stato trovato anche il fascicolo relativo alla vicenda, nelle “relazioni segrete” al Ministero dell’Interno, ma era vuoto . . . . .
L’anarchico toscano proveniva da una famiglia contadina proprietaria di casa e podere, e come altri due fratelli era potuto andare a scuola.

Nei primi anni ottanta è apprendista in una tessitura di Prato, cittadina che proprio in quegli anni sviluppava il settore Tessile, chiamata “ Il Fabbricone”.

Anarchico fin da giovanissimo, nel 1895 è arrestato per aver organizzato uno sciopero e mandato al confino per 1 anno a Lampedusa.

Scontata la pena, si trasferisce a lavorare in Lucchesia ; infine la parentesi americana, il ritorno in Italia e l’attentato, come accennato.



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