Lastrigiani ed ospiti illustri

Gaetano Bresci, soggiorno a Lastra


Nel libro “GERE e la resistenza nel Mugello” , (la fonte è il padre di Ettore Bresci , detto “Gere”, che aveva assistito al processo di Gaetano Bresci) Rino Bresci scrive:

....I Bresci capitarono a Brucianesi nella seconda metà del 1800, provenendo da San Giorgio a Colonica.

Erano contadini di un vasto podere, ma col passare degli anni i membri della famiglia diventarono troppo numerosi: quasi una trentina.

Allora si divisero: chi andò ad abitare a Prato, chi altrove, nei paesi vicini a quella città.

Il mio bisnonno Santi comprò a Brucianesi gli “Alberelli” : un piccolo podere e una casa colonica, che è la prima da sinistra per chi viene da Firenze, ……

i miei antenati non avevano rotto le relazioni con i loro parenti di San Giorgio a Colonica, con quegli di Prato e di altri paesi ….

Mio nonno si affezionò in modo particolare a Gaetano, che aveva circa 15 anni meno di lui…..

Questi, quando fu grandicello, cominciò a seguire le idee politiche del mio nonno; quelle degli anarchici…

Il racconto prosegue descrivendo la venuta di Gaetano Bresci dai parenti a Brucianesi:

……verso la metà del Giugno 1900 arrivò a casa nostra, agli “Alberelli”, un giovanotto dai 25 ai trent’anni : bello, alto, robusto e piuttosto distinto.

Alla Lena, nonna di mio padre, domandò se c’era Gere, mio nonno…,

Quel giovane disse che si chiamava Gaetano e che era nostro parente, un po’ alla lontana.

Mio padre, che allora aveva 14 anni, era nel campo a falciare l’erba; giunse poco dopo a casa….

Gli allenamenti….con la pistola, e la mira eccezionale di Gaetano,

… L’”Americano” rimase a casa nostra per quattro o cinque giorni.

La mattina aiutava mio padre nella stalla, nei campi; nel pomeriggio andavano insieme in Caligiana, in un bosco situato tra il Masso della Gonfolina e Brucianesi ….

Mostrò a mio padre due rivoltelle e un sacchettino di pallottole……

e giù revolverate a quercioli ed altri piccoli alberi, tirando da una distanza sempre più grande.

….Gaetano prese una bottiglia, la distese sopra una piccola botte, nell’aia, e poi ad una ventina di metri, dopo aver mirato con grande concentrazione, sparò.

Infilò la pallottola proprio dentro il collo della bottiglia……

Cominciò a sparare nella porta della stalla e con le pallottole tracciò una ”G” e una “B”….

c’erano ancora sessant’anni fa nella porta della stalla degli “Alberelli”.

Io le ho viste…

La dinamica dell’attentato,

…Presi per le briglie i primi due cavalli, con la mano sinistra; questi un po’ s’impennarono; ma poi tutta la quadriglia si fermò.

Allora mirai con grande freddezza e concentrazione.

Mi era un po’ di ostacolo il corpo del cocchiere, che non volevo ferire, sparai tre colpi, tutti nel cuore del Re.

“ No! “ – interruppe il giudice - Sono stati due! Sei anche bugiardo oltre che un assassino!

Il Bresci per niente impaurito, rispose: “…..mi diressi spontaneamente verso un carabiniere e gli consegnai l’arma; mi feci arrestare senza opporre alcuna resistenza.

Ora esaminate con maggiore attenzione il mio caricatore…. vi renderete conto che i colpi sparati furono tre, non due”

Aveva ragione: la terza pallottola era passata proprio dal buco prodotto dalla seconda!

Le parole di Bresci a motivare il gesto,

…..” Voi tutti sapete che il generale Bava Beccaris a Milano nel 1898 fece sparare su una folla di dimostranti disarmati, che chiedevano solo pane e lavoro, furono assassinate quasi duecento persone innocenti.

Il generale non solo non fu punito per quella bestiale azione, ma il Re Buono lo insignì con una commenda al merito….

Per questo giurammo di ucciderlo “”….

Nel libro è infine riportato un brano del racconto intorno alla vicenda Bresci, avvenuto immediatamente dopo il soggiorno agli “Alberelli”, quantomeno singolare :

….nei pressi del passo della Futa, in quei boschi folti di alberi e lontani dalle abitazioni, si radunò una ventina di giovani, tutti Anarchici; abili tiratori.

Era una gara decisiva. Chi fosse risultato il più bravo, avrebbe dovuto uccidere il Re Umberto I a Monza.
Il più preciso e più freddo miratore fu Gaetano Bresci…….

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Sull’episodio dell’uccisione di Umberto I, è interessante citare anche questa testimonianza scritta da Maria Giani nei Terreni per la nipotina Anna,  che frequentava  nel 1973 la scuola media di Lastra a Signa. 

Una testimonianza “in diretta” della reazione alla notizia dell’uccisione del Re.

Maria aveva allora 11 anni.

Il Re Umberto I di Savoia veniva ucciso la sera del 29 Luglio dell’anno 1900, dall’anarchico Bresci, mi ricordo bene quella sera era di Domenica

Sull’erta di Malmantile c’è una Villa ci abitava il Barone Giulio Calandra di Boccolino un signore tanto buono.
Quell’anno aveva dati il permesso che facessero nel piazzale della Villa la fiera di beneficenza a pro restauro della Chiesa.

Tutte le domeniche i mio babbo mi portava con se perchè dirigeva la banda e insieme alle mie due amiche Alberta e Lavinia, si stava sempre colle figliole di questi barone perché i mio babbo se la diceva molto coi suo babbo.

A volte veniva anche la mia nonna Albina ma di rado quella sera venne uno del comitato e disse che avevano ucciso il Re subito cessò di suonare la banda la lotteria chiusero tutto molte piangevano perché era morto un re




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